Stare dalla parte giusta. Perché nessuno di noi ha torto

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Ci sedemmo dalla parte del torto perché avevamo capito torta (semicitazione da Bertolt Brecht)

Io ho ragione. Anche tu però hai ragione. Diciamo allora che io ho ragione ma tu non hai torto, va bene? Tutti abbiamo soggettivamente ragione, e occorre la presentazione di ingenti, consistenti e ben visibili prove contrarie per farmi riconoscere che effettivamente, questa volta, almeno in parte, ho una piccola fetta di torto. Tolti questi occasionali incidenti, comunque, ciascuno di noi ha ragione. Avere ragione è una questione di identità. Avere torto incrina la nostra identità e ammettere questo torto significa ammettere questa incrinatura, e quindi ammettere la nostra intrinseca debolezza, offrendo agli altri la nostra vulnerabilità. Ci sono delle eccezioni; nel campo scientifico, in particolare modo in quelle che vengono definite scienze esatte, o della natura, non si parla mai di giusto/sbagliato se non nelle procedure messe in atto, i cui risultati non sono mai veri / falsi ma validi o meno, fino a prova contraria. Anche i poeti sono esentati da questo laminatoio di verità-falsità, ma per altri motivi.

schermata-2016-11-21-alle-09-24-01Stefano Fassina non è un fisico né un poeta, e quindi non ha alcuna giustificazione particolare nel suo insistere sulla sua verità. Il ritaglio qui a fianco è l’ultimo di molti che ho letto che mi sembrano molto tristi nella loro povertà logica ed etica. Non mi interessa parlare di Fassina ma di questa idea di verità, giustezza, moralità, sincerità che è appannaggio solo suo (in questo intervento) e in generale di ciascuno di noi quando argomenta appassionatamente qualche tema. Il corto circuito logico è facilissimo da vedere e funziona più o meno così: poiché io ho ragione per definizione, la mia parte è quella giusta e chi sta dalla mia parte è un giusto; chi sta da qualsiasi altra parte ha evidentemente torto. Se tu dici che sei della mia parte (dici di essere di sinistra come me – nel caso di Fassina) hai torto ma non te ne accorgi, perché nella mia parte ci sono solo i giusti, ma i giusti sono coloro che la pensano come me.

A partire da questa costruzione retorica e poco logica seguono naturalmente dei comportamenti conseguenti. L’esempio più eclatante di tali comportamenti è la frammentazione della sinistra in Italia e nel mondo. Poiché la sinistra marxista, comunista, di classe è fortemente caratterizzata dall’architettura ideologica delle sue ragioni (qui il concetto – negativo – di ‘ideologia’ è centrale, per capirlo meglio rinvio a questo articolo), ma poiché la complessità sociale è enormemente aumentata dall’epoca di Marx, ecco che la ricerca del pensiero più vero, più puro, più aderente all’ideologia, porta a continue divisioni fra i sedicenti puri e i revisionisti, i traditori etc. Ciò non avviene in campo socialdemocratico, liberale e cattolico (politicamente) in quanto meno ideologici e quindi più flessibili e tolleranti, più elastici nelle proprie definizioni caratterizzanti.

Difficile uscire dalle proprie ragioni. Assai più chi è fortemente ideologizzato, ma indubbiamente anche fra chi non lo è (o crede di non esserlo), l’argomentazione tende ad essere autoriferita e circolare: vale a dire che si argomenta in modo sostanzialmente tautologico, oppure citando autori della stessa area di riferimento che, quindi, ci danno ragione, oppure si fa ampio ricorso ad asserti non argomentati. Il testo di Fassina (che uso esclusivamente a titolo di esempio) ne abbonda; in questi casi lo stile retorico classico è quello appassionato dell’invettiva, della perorazione, della domanda retorica, del paradosso. Chi legge è portato dall’Autore a “sentire” la passione e innamorarsene, non già a “capire” la ragione ed eventualmente condividerla. Oppure controargomentarla. La ragione mostra argomenti per loro natura confutabili, il che è giusto, è il sale della nostra maturazione intellettuale. Chi perora una causa umoralmente, e retoricamente, non ci può convincere, al massimo ci può catturare, appassionare, far innamorare, trasformandoci a nostra volta in assertori retorici di una qualche specie di verità. E una volta che avremo incarnato tale verità essa sarà parte della nostra identità e non sopporteremmo discussioni, negazioni, problematizzazioni che rischino di metterci in crisi, perché incrinare quella verità significa incrinare la nostra identità.

Adesso inserite questo discorso nella contemporaneità sociologica della scarsa cultura, della ridondanza informativa, dell’omologazione dei social e della già menzionata enorme complessità sociale e capirete come e perché le nostre piccole e fragili verità rischino di smarrirsi nella cacofonia comunicativa. Una cacofonia di cui ciascuno di noi è in piccola parte responsabile che induce a urlare per farsi sentire, a sgomitare per guadagnare visibilità. Una cacofonia in cui la nostra verità è sovente aggredita ferocemente da verità antagoniste, costringendoci a esagerare, ribadire, contestare, non importa come, anche con qualche esagerazione, anche con qualche invenzione purché vagamente plausibile. Una cacofonia in cui impetuose correnti (mainstream) ci possono trascinare, perché se in tanti diciamo la stessa cosa, giusta o sbagliata, ci sentiamo protetti e vitali, sentiamo rassicurata la nostra verità, siamo confortati nella certezza di avere ragione. E se abbiamo ragione, e se questa ragione è così chiara, palese e condivisa da così tanti, perché mai quegli altri ce la negano, perché insistono nella loro falsità? Non c’è altra ragione che l’inganno. Affermano il torto per secondi fini, sono servi del potere, sono venduti a coloro che vogliono il male.

Potete applicare a piacere questo quadro alla politica italiana, che si sostanzia da decenni in una sorta di guerra fredda civile; al referendum confermativo italiano come a quello sulla Brexit anglosassone; alle elezioni americane… Gli schieramenti si fronteggiano agguerriti di slogan, retorica, ideologia, frasi fatte. I pochissimi che argomentano si parlano fra loro perché la massa non li ascolta, non li legge, non li segue nei sottili distinguo. Oggi chi vuole parlare alle masse deve esagerare più dei suoi competitori, deve minacciare, esortare, blandire in maniera più drammatica svuotando contemporaneamente le proprie tesi dagli argomenti. Usciamo dall’Euro, spariamo ai gommoni, sovranità e ritorno alla lira, ruspa nei campi rom, democrazia diretta, diritti acquisiti, sinistra unita, antifa sempre…

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