La banalità di Lotito

La sceneggiata di Lotito, la pervicacia dell’idiozia degli ultrà laziali, l’uso banalizzato (prima a fin di male poi a fin di bene) dell’immagine di Anna Frank sono episodi nemmeno particolarmente significativi del mondo frantumato in cui siamo entrati, insieme agli “odiatori” di Facebook, ai giustizieri fai-da-te, agli antirazzisti coi “ma”, agli antivax punta di diamante del dilagare dell’antiscientismo, alle “mamme pancine” e via discorrendo di perdita di senno. Siamo circondati dalla banalità del male, sì, come alcuni commentatori ricordano, ma siamo circondati in particolare dalla banalità del vivere. Una categoria più ampia di quella di Hannah Arendt, che include il male “banale” (nel senso di non compreso, non concepito come tale) ma anche le ragioni del vivere.

cq5dam.web.738.462 2Noi non abbiamo più miti e riti, né icone, né ideali, né orizzonti. Mi rendo conto che ho sempre vissuto questa perdita come una “liberazione” da costrizioni sociali e culturali del secolo scorso, come occasione per un pensiero liberato e quindi vivo, auto diretto, costruttivo. Temo di essermi sbagliato, almeno non considerando il travaglio sociale del passaggio da quel mondo, a uno diverso, che richiede un uomo nuovo di cui abbiamo più volte trattato su questo blog: un uomo libero dalle ideologie, disincantato, logico, consapevole. Quando questa nuova umanità arriverà io non ci sarò a testimoniarla. Evidentemente il mio compito è testimoniare il travaglio della rottura degli schemi, della caduta delle catene e della confusione, disillusione, spavento, perdita che ciò ha causato. L’uomo del nuovo millennio è libero. Ma non sa cosa farsene della libertà. Può andare ovunque, senza sapere dove andare. Può esprimersi in mille modi ma ha perso la concezione della funzione della parola.

In altri post ho parlato di legami sociali deboli (QUI) e di scomparsa del futuro (QUI) e intendo confermare quel pensiero: siamo più soli, più isolati, con moltissime più relazioni di quanto accadeva venti, trenta anni fa, ma tutte più fragili e cangianti (questi sono i legami sociali deboli); e abitiamo eccessivamente il presente, grazie anche agli ausili tecnologici, senza immaginare il flusso storico in cui siamo inseriti e quindi senza il senso della nostra storicità (che è sì la nostra finitudine, ma anche prospettiva di continuità attraverso le nuove generazioni – e questa è la scomparsa del futuro). Il nostro costante presente è immobile, immerso nella piccola continuità della famiglia, del lavoro, dei social sui quali appariamo senza mai completamente essere. In questa temperie ha pochissima importanza ciò che si dice e che si fa. I tifosi laziali che hanno dissacrato Anna Frank non sanno neppure esattamente chi sia costei, giusto un’ebrea da usare per Screen-Shot-2016-06-07-at-4.54.01-PMaffibbiare un’epiteto agli avversari, un epiteto come un’altro perché “ebreo” non ha altro significato, come “negro”, “frocio”, che non hanno spessore, non hanno storia, sono giusto epiteti, sfottò, che male c’è? La dissacrazione delle icone non l’hanno inventata i microcefali laziali. A me l’immagine di Anna Frank in divisa romanista ha fatto venire immediatamente in mente il Mao di Warhol. Solo che quello era Warhol. O le magliette col Che… Si indossano ancora senza sapere chi sia realmente stato il Che, tanto che importa? E’ un’icona per una maglietta. Nient’altro.

Non ha nessunissima importanza la gaffe di Lotito. Domani sarà già dimenticata, poi c’è la partita, i risultati da discutere… Poi c’è il Rosatellum da criticare… Quant’è durata la polemica sulle molestie innescata da Asia Argento? Due giorni? Tre? Uguale farà Lotito. Non ha importanza perché la polemica non ha alcuno spessore. Anna Frank… roba di quasi ottant’anni fa! Onore ad Anna Frank e chiudiamola lì. E chi l’ha letto quel suo libro noioso? E poi, e poi, era uno scherzo, al limite del politicamente corretto, sì, ma chi è in grado di decidere quale scorrettezza sia nobile e quale blasfema, quale utile e quale offensiva? Questa mancanza di spessore – che è un epifenomeno dei legami sociali deboli e della scomparsa del futuro segnalate sopra – vale per tutte le boiate dette e scritte a tonnellate ogni giorno. Ci sono quotidiani che campano su questo trucco; politici che l’hanno capito: di’ tranquillamente una boiata oggi, che domani se la sono già scordata tutti. Dilla anche domani, e cominceranno a prenderla per vera. Purtroppo vale anche per le cose importanti: di’ una grande verità oggi, e anche quella domani sarà già ORIGINALEdimenticata. L’immobilità del presente, la continuità di una sorta di fissità senza futuro, porta a consumare banalità e densità di pensiero, bugie e verità. Ecco perché – scrivevo – gli antivax hanno vinto (per fare un esempio): la loro “verità” vale quanto quella degli scienziati, viene consumata allo stesso modo, viene triturata senza pensiero, senza riflessione, senza misurarne lo spessore.

Ormai possiamo fare tutto e il suo contrario, senza particolare scandalo, senza dare troppo fastidio, senza dare, a ciò che facciamo, un qualunque particolare significato. Da un lato questa è una liberazione: dalle convenzioni borghesi, dalle ideologie del ‘900, dagli schemi obsoleti di un’educazione remota… Dall’altro non abbiamo di che sostituire quelle ancore di sicurezza, quei paracadute mentali, quei riferimenti morali. Siamo tutti secolarizzati, siamo tutti anticonformisti, siamo tutti liberi. E vaghiamo nella nebbia senza sapere bene cosa fare. Ci vorrà tempo – se mai ce la faremo – per organizzare una visione laica, razionale, costruttiva del nostro agire sociale. Un agire sociale dove non ci sarà alcuna banalità del vivere, perché sapremo leggere gli scopi di un vivere che coniughi libertà individuali a orizzonti condivisi. Ma la strada, lunga e pericolosa, non può che passare per i mille e mille Lotiti che nelle pieghe della banalità prosperano. Il nostro dovere non è di ritirarsi ed aspettare che finisca la loro era, ma di segnalare, sempre, e ancora, una discontinuità radicale dalla stagnazione dei linguaggi, delle omologazioni, delle banalità.