L’orrore dell’etica come guida al comportamento

La professoressa Lavinia Flavia Cassaro ha urlato contro CasaPound assieme ad altri manifestanti perché è antifascista. Poi, non essendo sufficiente, ha augurato la morte ai poliziotti e carabinieri che “proteggono il fascismo”.

Questa cosa mi fa orrore.

L’orrore estremo, indiscutibile e per me intollerabile dell’etica come guida al comportamento, una cosa adatta a chi ha moralità traballanti e si aggrappa a ideologie, fedi, codici comportamentali che sostengano l’animosità animale della primordiale volontà di sopraffazione. L’orrore delle folle sanguinarie che linciano il nero, l’ebreo, il reo, l’altro ritenuto comunque immondo. L’orrore di quella “omologazione dei giusti” di cui parlo da un po’ di tempo qui su HR (QUI e QUI).

Se avete lo stomaco forte potete guardare il video, migliore di qualunque cronaca giornalistica.

Non fatevi distrarre da questioni terminologiche e filosofiche sull’etica, la morale, la deontologia (in questo caso: di un’insegnante). Riduciamo all’osso il problema:

  1. in nome di un’idea ritenuta giusta si mettono in atto dei comportamenti;
  2. la “giustezza” è argomentabile solo sulla base di valori ideologici.

Quindi: se scelgo di comperare un paio di scarpe più economiche per risparmiare, in un periodo di ristrettezze, mi sto comportando sulla base di un’idea che ritengo giusta (punto 1) conseguente a un calcolo economico e a scelte operative che non dipendono da a priori (preferisco avere da mangiare e pagare l’affitto anziché le scarpe costose all’ultima moda) e quindi non rientro nel punto 2. Sul fatto che ogni nostra scelta possa essere frutto di condizionamenti esterni ho già scritto da pochi giorni e non devo ripetermi; diciamo comunque che le scelte e i comportamenti strumentali, funzionali, razionali non hanno a che fare con ideologie e fedi.

Un amico potrebbe benissimo dirmi che, visto il reddito che ho, potrei benissimo essere meno preoccupato di precipitare in povertà e mi potrei permettere un paio di scarpe di migliore qualità; se tale amico perorasse questa causa potrei essere d’accordo con lui oppure no, ma non mi sentirei aggredito, attaccato nelle mie convinzioni più profonde.

Sono ragionevolmente certo che se provassi a spiegare a quell’insegnante che si è comportata da esaltata, da autoritaria, forse forse da fascista, lei non argomenterebbe le mie opinioni ma difenderebbe a spada tratta il suo comportamento (come in effetti ha fatto dopo l’accaduto) e forse inveirebbe anche contro di me.

Ecco quindi che possiamo aggiungere:

  1. quei valori non si possono mettere in discussione perché aprioristici, fondativi.

Valori “fondativi” di una morale, di una visione del mondo il cui costrutto è definitivo, inamovibile, vero.

E’ l’idea di una verità trascendente che porta alla follia le masse e i singoli. L’idea che Dio lo voglia, che la Storia lo imponga, che “Se i giusti non parlano, hanno già torto” (parole della prof in questione, che implicitamente si definisce una Giusta). L’idea finalistica di un punto all’orizzonte (molto all’orizzonte) verso il quale siamo destinati ad andare, che il motore della Storia (che la mano di Dio, la sacralità implicita del proletariato, del popolo, dei reietti) non possa che andare in quella direzione che è quella giusta, nel senso superiore di angelica contrapposta a demoniaca, di corretta contrapposta a ignobile, di salvifica contrapposta a tenebrosa e di perdizione. Le urla isteriche della professoressa, ingigantite dal narcisismo autocelebrantesi delle telecamere a sua disposizione, sono l’espressione più volgare e sfacciata di un fenomeno che in realtà è di massa: la credenza in una morale necessaria. Vera. Giusta in forma autoevidente. Ciò si riverbera nella penetrazione della religione nelle questioni pubbliche, e specialmente nello scivolamento della politica nell’etica. Pensiamo ai 5 Stelle: onestà onestà, a fronte di incapacità operativa e di programmi inconsistenti; ma a coloro che li hanno votato non importa il loro programma ma solo la loro etica, peraltro fittizia.

Adesso pensiamo a uno Stato etico: uno Stato guidato da valori esclusivi (tutte le risposte morali sono esclusive, solo il pluralismo è inclusivo) sulla famiglia, sull’educazione, sulle relazioni sociali… Vivremmo in una società distopica come molte già narrate da profeti visionari come Orwell, e come molte, purtroppo, già sperimentate nel corso della storia (la Cina della rivoluzione culturale, per esempio). Saremmo obbligati a pensare il pensiero forzosamente condiviso; saremmo costretti a comportarci secondo modalità ritenute corrette. Lo Stato avrebbe come scopo l’ordine, inteso come rispetto di tali regole. Le regole di uno stato libero sono in generale il frutto di un’etica laica, vorrei dire confuciana (visto che ho mostrato l’orrore cinese della rivoluzione culturale), in cui tutte le regole sono informate dallo stesso principio: l’inclusione. Per essere inclusivi dobbiamo rispettarci, non dobbiamo rubare, non dobbiamo sopraffare, non dobbiamo mentire… le leggi delle società democratiche occidentali, figlie delle rivoluzioni francesi e americana, discendono da questo. Ogni persona è libera di fare ciò che vuole, salvo prevaricare. Poi, certamente, le cose non funzionano affatto bene lo stesso, ma le ragioni sono altre.

Lo stato etico, invece, pretende l’esclusività: bandisce e punisce chi non si adegua, come nelle teocrazie mediorientali.

La maestra che urla il suo antifascismo non si accorge nemmeno di essere in torto (e non voglio neppure spiegare il perché, tanto è evidente), ma resterebbe un fatto riprovevole suo personale se non si riverberasse nel pessimo esempio che fornisce ai suoi allievi e – forse, se ne ha – figli e conoscenti. Come tanti intellettuali posseduti dal sacro fuoco della verità, come Erri De Luca nel caso della NoTav, come Toni Negri all’epoca delle Brigate Rosse, ovviamente facendo la tara su casi così diversi in epoche non comparabili.

Insomma: la laicità non consiste nell’evitare i sacramenti cattolici. Non riguarda l’abbandono formale delle ideologie del ‘900. Riguarda il disincanto, il rifiuto degli a priori, la libertà di pensare che non esiste una verità che non sia relativa e che ogni giudizio va espresso sulla base di criteri razionali. E se hai ruoli pubblici, da insegnante a politico, passando per i magistrati e i giornalisti, devi avere spalle ampie, robuste, accoglienti, perché semplicemente non puoi sovrapporre schemi mentali esclusivi e ideologici a quelli che devono guidare, con ampia capacità inclusiva, il ruolo di educatore, guida, giudice.

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15 commenti

  • Condivido davvero ogni riga…

  • Condivido contenuti e forma. Ieri ho visto il video dell’ intervista all’ insegnante su un quotidiano digitale torinese : vergognosa. Era visibilmente alticcia e ha risposto alle domande del cronista con tono aggressivo tutto il tempo (nonostante la calma con cui il giornalista gliele proponeva) con la sua bella bottiglia di birra in mano. Già solo per questi comportamenti, aggiunti a quelli del corteo, toglierei immediatamente i miei figli dall’ area d’azione di una persona così. Voglio sperare che sia un caso più unico che raro.

  • Domande: la vita umana è un valore in sè? Se non è l’etica a guidare il comportamento, e non può farlo in nessun caso, allora non si arriva a mettere in pericolo la vita stessa?
    e ancora: Lei, Bezzicante, sarebbe disposto a morire e ad uccidere per difendere l’etica laica?

  • Francamente invece a me sembra che in questa storia si stiano applicando due pesi e due misure. Nei social e, ancora più spaventoso, nei media mainstream continua a passare il messaggio che bisogna rispettare le idee di chi vuole sparare agli immigrati e bruciare gli ebrei e poi vogliamo licenziare in tronco una che in una manifestazione (dove chiunque ci è mai stato sa che i toni si scaldano facilmente) lancia epiteti ai poliziotti? Non apprezzo il comportamento estremo dei toni che stanno assumendo i movimenti antifascisti, pur condividendone le motivazioni; però questa insegnante ha agito in un contesto completamente differente rispetto a quello in cui opera nel suo ruolo istituzionale, mentre gli esponenti politici dei partiti fascisti esprimono contenuti fascisti con modi fascisti mentre operano come cariche di uno Stato costituzionalmente antifascista. Questo mi fa molto più orrore. Se vogliamo che le persone non agiscano sulla base di ideologie aprioristiche, l’esempio dovrebbe partire dall’alto.

  • Condivido per la gran parte quanto esposto anche se la risposta di Blunzer ha, per me, gran peso e rilevanza.. Viceversa, non comprendo perché tirare in causa Erri De Luca in merito a No Tav dal momento che le stesse lobbies politiche hanno ammesso che la TAV è il risultato di analisi inadeguate (per non dire scorrette e, probabilmente, disoneste). Nello specifico, quali strategie, armi o altro potevano essere messe in campo per impedire quella follia che ci costa più di una finanziaria? E’ come dire che, nel caso del ponte di Messina (che ancor oggi ci costa per le penali da pagare e per il disastro ambientale già arrecato) l’unica chance per impedirlo poteva essere una sorta di comportamento “irritato” così come ad una cena di gala. Certo, la docente è stata eccessiva ma sembra che, oggi, i pestaggi e le violenze (non solo verbali) dei fascisti siano ragazzate di pochi facinorosi mentre rappresentano l’avanguardia del pensiero di troppi italioti di cui mi vergogno di essere connazionale. Anche la risposta di Giovanni merita molta attenzione: da giovane, negli anni sessanta ero disposto a fare scelte così radicali ma ancor più oggi da anziano.

    • Erri De Luca non ha protestato per la TAV ma incitato al sabotaggio (è scritto nel post) commettendo un reato. Esattamente come la maestra, che non è stata eccessiva ma ha dimostrato in maniera palese di essere inadeguata al ruolo di “educatrice”. Le mie spiegazioni – che ovviamente restano mie e possono non essere condivise – sono già nel mio testo. C’è una fallacia logica nel ragionamento “ci sono i fascisti –> ci sono ovvie reazioni”; anzi più d’una. Molto simile a quella “ci sono uomini maiali –> castriamone uno per educarne 100” oppure “i politici son tutti ladri –> votiamo l’honestà 5 stelle” e così via. Provo una crescente repulsione verso questi ragionamenti ipersemplificati, umorali, stereotipati, omologati.

  • Stavolta non condivido quasi nulla. Né in generale né nel caso specifico.

    In generale, a me non fa affatto orrore l’idea che i nostri comportamenti siano dettati dall’etica: mi fa invece orrore che siano guidati dall’opportunismo individualista. Mi pare che Lei confonda l’etica in sé (cito dal sito linkato: “comportamento ritenuto corretto, il modo di pensare e dei valori giusti che si dovrebbero seguire in qualsiasi circostanza”) con “ciò che in varie epoche si è ritenuto giusto” (tipo linciare il nero e l’ebreo).

    Da questo punto di vita, l’esempio delle scarpe è perfetto. Scegliere di comprare un certo paio di scarpe piuttosto che un altro avendo come unico criterio quello del risparmio non è una scelta etica: è una scelta dettata da convenienza personale. Sarebbe etico indagare sul perché quelle scarpe costano meno, e agire di consegueza (il minor prezzo deriva per caso dal fatto che siano state prodotte sfruttando il lavoro minorile? Allora non le compro).

    La “giustezza” non può che essere argomentabile su base di valori ideologici. Su quale altra base, del resto?
    Non timbrare il biglietto sull’autobus perché si sa per certo che il controllore non passerà è indiscutibilmente un comportamento “strumentale, funzionale e razionale”. Ma non è “etico”. (In realtà il punto è che i comportamenti “giusti” non sono altro che quelli razionalmente individuati affinché a progredire sia la COLLETTIVITÀ, anziché il singolo individuo. I precetti religiosi nei testi sacri nascono quasi tutti da considerazioni molto “pragmatiche”, all’epoca in cui sono stati scritti. Perché -ad esempio- si condannava l’omosessualità, l’onanismo e qualunque altra pratica sessuale al di fuori della procreazione? Perché c’era la convinzione che l’uomo avesse una determinata quantità di “seme” a disposizione, ergo andasse centellinato e usato per l’unica cosa UTILE a tutti, ossia la procreazione di figli -leggi: di altre braccia da destinare all’agricoltura e all’esercito).

    Dubito che quello che la Professoressa abbia in mente sia uno Stato etico. L’antifascismo non è altro che la negazione del fascismo, e quest’ultimo a sua volta non è che la negazione dei princìpi liberali tanto cari a questo blog.
    Erano i fascisti a volere lo Stato etico, non certo chi gli si opponeva.

    Venendo al caso specifico.

    1. CasaPound è un’organizzazione sulla cui legittimità legale si potrebbe discutere a lungo. Che violi la legge Scelba mi pare indiscutibile, visto anche che il suo candidato Premier si dichiara apertamente fascista e la stragrande maggioranza dei suoi militanti fa altrettanto, quotidianamente, sul web e in real life. E sorvolo sul fatto (documentato da l’Espresso) che la sede di costoro sia in un edificio occupato abusivamente da 15 anni, in una zona centrale di Roma, dove l’affitto di un appartamento difficilmente scende sotto i 1000€ mensili.
    Eppure lo Stato li lascia agire indisturbati, i giornalisti li invitano nei talk-show e li trattano come se fossero interlocutori normali, anziché gente che rinnega i fondamenti stessi della Repubblica che vorrebbero governare.

    2. Urlare il proprio antifascismo non solo non mi pare grave, ma nemmeno un “pessimo esempio” fornito ai suoi allievi (mentre lo è senz’altro l’augurare la morte ai carabinieri).

    3. Diciamocelo francamente: questa vicenda è emblematica della sottocultura italiana. L’italiano medio è inquietato da questa scena perché è il ribaltamento totale dell’ordine “naturale” delle cose, almeno nella sua visione del mondo. Intanto la donna che scende in piazza e protesta è un segno di per sé inquietante, visto che la donna viene mediamente ancora collocata nell’immaginario collettivo tra i fornelli e le stanze da letto da rifare. E soprattutto perché i destinatari degli improperi erano agenti di forze dell’ordine. Si sa, gli italiani amano la divisa, per lo meno quando arrestano gente a loro sgradita (Nino Frassica di recente ha spiegato il successo di Don Matteo con una sola frase: i protagonisti sono le due divise più amate dagli italiani: quella dei preti e quella dei Carabinieri).
    Non è un caso che quando capitano episodi a parti invertite -e capitano spesso- (i due agenti che a Firenze hanno stuprato due studentesse americane; un militare che anni fa stuprò una ragazza a Roma) scatti immediato il coro di giustificazioni (com’era vestita la vittima? Era vergine? Che ci faceva in giro a quell’ora di notte?).

    • Solo un punto: non ho letto alcun coro di giustificazioni verso i due carabinieri, e anzi tutta la stampa da me letta biasimava fortemente la questione. Altrettanto fra Hic Rhodus.

  • Insomma: la laicità non consiste nell’evitare i sacramenti cattolici. Non riguardal’abbandono formale delle ideologie del ‘900. Riguarda il disincanto, il rifiuto degli a priori, la libertà di pensare che non esiste una verità che non sia relativa e che ogni giudizio va espresso sulla base di criteri razionali. 

    Al solito, condivido molte cose del pensiero di Bezzicante (o meglio: di quello che capisco io ….: sarà vicino a quello che pensa lui?), ma ci sono delle “questioni di fondo” che penso non siano assolutamente marginali, che mi cambiano del tutto l’apprezzamento complessivo.
    Intanto il titolo che mi mette “curiosità”, perché sembra “un’affermazione” inconcepibile, ma, conoscendo Bezzicante, che promette un concetto “nuovo” su cui meditare.
    Quindi la conclusione, cioè che non condivido una cosa importante (che viene da quello che io considero una tua debolezza): dai per scontato (cioè come verità assoluta) che non esistono verità assolute, nello stessa identica maniera in cui la professoressa ha un comportamento “fascista” nell’esprimere il suo antifascismo.
    Tu hai scritto «…, la libertà di pensare che non esiste una verità che non sia relativa …», che scritta così forse potrebbe essere anche condivisa, ma mi sembra che l’idea sia, invece: «non esistono verità che non siano relative», frase che io aggiusterei in «Non accetto che mi si impongano verità assolute, e chi ne avesse dovrebbe convincermi solo in base a criteri razionali, altrimenti per me (cittadino laico) non ci possono essere imposizioni di alcun tipo».
    Ecco: formulata così mi pare che sia una posizione accettabile, invece dare per scontato che non ci siano verità assolute non lo condivido assolutamente.
    Sono convinto che se ci confrontassimo di persona (non per scritto, ma a voce, faccia a faccia, magari mangiando insieme) si troverebbero molti più punti di contatto che di divergenza. Così fecero i padri costituenti: cercando quelli che loro stessi chiamarono “compromessi” fecero una costituzione che credo che io e tutti i cristiani che avessero partecipato (“da soli”) non saremmo stati in grado di partorire.
    Il mio cammino consiste anche nella ricerca della Verità (ovviamente unica e immutabile, che si fonda su Gesù Cristo), ma la mia esperienza mi ha insegnato che i contributi di tutti coloro che cercano la verità mi sono stati utilissimi. Per fare un esempio significativo: il femminismo (che all’inizio mi sembrava un condensato di frasi fatte, in gran maggioranza stupidate) insieme a oltre a portare diversi problemi, ha fatto luce su una situazione “inaccettabile” ed ha avviato un cambiamento profondo nei comportamenti e nella consapevolezza di uomini e donne. Io non ho cambiato le mie verità” profonde”, ma un po’ il mio modo di vederle, le ho approfondite significativamente e ne ho conosciuto altre.

    Aggingo che a me questa professoressa ha fatto anche un po’ pensa, nel modo in cui mi fanno pena i giovani d’oggi ceh non hanno né idee, né capacità di soffrire: l’ho vista muoversi come su un palco, prendendo la forza dalle telecamere avide della cosa scandalosa, del giudizio, della violenza, della novità, ecc.
    La tristezza che impera ….

    • Grazie. C’è una sfumatura, o qualcosa più di una sfumatura, che andrebbe chiarita. E che potrebbe avere a che fare col modo di scrivere e di usare le parole, che come sai è un’altra mia fissazione. Diciamo così: credere in una verità in maniera esclusiva (vale a dire: non accetto chi non la condivide) è per me il massimo dell’obbrobrio, e credo che tu – che pure hai una tua verità – possa essere d’accordo. Io dico: nessuna verità, perché è inclusivo: se nessuno ha la verità nel senso di cui sopra, tutti siamo disponibili a scambiarci le nostre personali esperienze, credenze, valori (che possono anche essere trascendenti, come nel tuo caso) senza che qualcuno si erga a modello morale. Ciò significa, per me (e qui potresti essere meno d’accordo) mettere sullo stesso piano TUTTI i valori, e quindi relativizzarli, e quindi non poterli chiamare “verità”; che non credo si concili con una fede religiosa profondamente sentita. Ma a cena, se ci sarà l’occasione, ne parleremo meglio 🙂

  • (La prima parte del mio precedente post c’è rimasta per errore …)

    Vediamo se ci si fa …
    Ti seguo fino ad un certo punto, perché poi mi sembra che tu cerchi di definire ciò che non si riesce nemmeno a capire, e nel cercare di definirlo si riduce e si mortifica.
    Tu scrivi «se nessuno ha la verità nel senso di cui sopra», ma stai facendo un’ipotesi che non è reale, come dire: «Se tutti fossimo uomini, non ci sarebbero queste incomprensioni con le donne». L’esempio è volutamente risibile, ma il significato è chiaro: le donne ci sono (per fortuna) e l’ipotesi è semplicemente non reale.
    Così ci sono persone che hanno delle verità, ma non è questa la fonte del problema, la fonte dell’esclusività è semplicemente che si vuole escludere, e può volerlo un “cristiano”, un comunista o un’antifascista (l’apostrofo è in riferimento alla famosa professoressa), così come penso che possano essere inclusivi anche i fascisti (lo era un mio vecchio insegnante), un musulmano o un giornalista.
    Credo che la tua sia una “fissa”.
    E tanto per fare un po’ di chiarezza sulla mia posizione, ti racconto che per me il passo evangelico “Gesù rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato»” (Gv 6,29) significa che credere in Gesù è opera di Dio, è un miracolo; ne segue, in particolare, che non crederci è cosa più che normale, e che non posso certo biasimare chi non crede, e men che mai pretendere che lo faccia.
    Però ci sono anche persone che invece credono che la loro verità sia evidente (credo che questo insegni il Corano), e troverebbero normale che tutti debbano accettarla, ma poiché è “anche” evidente che non tutti l’accettano, si trovano a dover scegliere fra “fare la guerra” e accettare che altri abbiano idee diverse. A questo punto io spero che accettino il confronto, ma se non lo facessero, io mi schiererei dalla parte del confronto.
    Però quanto sopra è un caso particolare di relazione con chi non è in grado di fare un confronto razionale (il cui numero mi pare che aumenti in percentuale sempre più …). Inoltre per molti la democrazia diventa un’idolatria, e basta il numero di persone per decretare ciò che va scelto, quindi ciò che è legale, quindi ciò che vale, quindi ciò che è vero!
    Anche qui ci sono esempi significativi: ti ricordi a quando risale un confronto sull’aborto che non abbia i toni di «Giù le mani dalla legge!» e che si fondi sul confronto razionale su quando un uomo comincia ad essere tale, sul fatto che i genitori sono due, sugli effetti di un aborto e di una nascita? Credo che si tratti di molti decenni!

    Anch’io ritengo ottima cosa che l’etica sia guida al comportamento personale e anche alla scelta delle leggi “per gli altri”, ma stracondivido che vada “motivata”, che non sia solo imposta, che non ci si rifiuti mai di confrontarsi con altre proposte e che comunque si vigili su come vengono tradotte in leggi le proprie verità.

    Per blunzer:
    Il fatto che ci siano persone che hanno fatto peggio (esempio Hitler) o che pur avendo fatto peggio non sono state perseguite (ci sono anche politici che hanno infamato la bandiera, che hanno “invitato” agli attentati, … e a cui non è stato fatto nulla) non significa che quindi la professoressa non va condannata: guardare quel video fa tristezza, quello che ha detto, come lo ha detto, e tutto quello che vi si vede non può essere difeso o condiviso, possiamo solo aver compassione della persona che mostra tale povertà.

    • Gaspero, vorrei chiarire che non sto cercando di difendere questa persona, tanto meno usando una fallacia logica come la reductio ad Hitlerum. Io contesto l’uso di due pesi e due misure. Ciò che ritengo francamente pericoloso è che questa persona venga attaccata con una violenza verbale e istituzionale in un contesto in cui vengono tranquillamente fatte passare affermazioni e comportamenti agghiaccianti da parte di esponenti di partiti politici e cariche istituzionali.

      Permettimi di semplificare un tantino e concedimi una piccola iperbole, ma mi sembra che la discussione sul fascismo degli ultimi anni si possa riassumere con qualcosa del tipo:

      > la polizia è piena di letterali fascisti

      Le Istituzioni: “Eh che ci volete fare, è così”

      > un’insegnante a una manifestazione antifascista insulta la polizia che sta difendendo i fascisti

      Le Istituzioni: “Inaccettabile, va censurata, licenziata, valutiamo la corte marziale, forse bisognerebbe ripristinare il confino”

      So che le parole usate non sono state quelle, ma il tono e la violenza sono esattamente le stesse.
      Si sta realmente sdoganando il fascismo e le punizioni di cui si parla contro questa insegnante hanno il lezzo del regime.

  • A me il torto della maestra non è così evidente.
    Non mi sembra nemmeno che la tua ideologia si mostri più inclusiva proponendo l’ideale liberale come unica soluzione e bastonando (educatamente per iscritto, te ne do atto ovviamente) chiunque la pensi diversamente.

    I fatti sono che, mentre si dileggia chi parla di emergenza fascista, siamo alle porte del primo licenziamento di un dipendente pubblico per antifascismo, i fascisti dichiarati sono ormai parte della nostra politica e il vincitore delle ultime elezioni è uno che parla di rastrellare gli immigrati strada per strada.

    Penso sia molto probabile che metà bambini nelle classi di quella maestra non sia italiano, mi pare evidente che sono anche loro che essa sta difendendo da gente che li sta innegabilmente minacciando con il benestare del “sistema”.

    Poi come al solito, anche se ho un pensiero radicalmente diverso (è possibile! E sono anche tollerante, pensa un po’!) complimenti per le belle riflessioni sulle contraddizioni e sulle ombre di uno stato puramente etico (che è poi un concetto puramente utopistico, come lo è la sua totale negazioni che sembri proporre). Sicuramente un discorso chiaro e illuminante, come sempre su questo blog.

    Cordialità,

    Novat

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