Divorzio breve, malafede lunga

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Il cosiddetto divorzio breve (ma non brevissimo) è legge e va segnalata la grande convergenza politica su un testo che poteva essere migliore ma che deve essere computato come una vittoria democratica e liberale. “Democratica e liberale”, e quindi non della destra estrema (Meloni) e non della Chiesa cattolica. Onestamente io sono lieto della legge e potrei infischiarmene della Meloni e dei cattolici più oltranzisti, ma a partire da quello che loro sostengono, nella loro contrarietà, si può fare un esercizio interessante di carattere antropologico.

Famiglia Cristiana per esempio (col titolo un tantino esagerato sulla “cancellazione della famiglia”) per sostenere la propria tesi contraria si spericola in affermazioni false o generiche; vediamone alcune:

Un tempo [di tre anni per ottenere il divorzio nella proposta ora superata dalla nuova legge] che diversi esperti, psicologi e mediatori familiari, considerano necessario per consentire alla coppia quantomeno di riflettere sulla propria decisione. Soprattutto se ci sono di mezzo i figli. Non sono poche le coppie che magari dopo un attento esame e una pausa di riflessione, opportunamente aiutati, cambiano idea e non si separano più.

Che “diversi” esperti dicano qualunque cosa, mentre altri esperti dicono semmai l’opposto, ne è pieno il mondo delle scienze umane e sociali e qui funziona solo da artificio retorico. Ma che “non poche coppie”, col vecchio divorzio che concedeva tre anni prima di rendere effettiva la separazione, ci ripensavano e rinunciavano a separarsi è un falso non ammontando, secondo alcune fonti, che all’1%. Che tale ripensamento sia in quantità irrisorie è poi induttivamente evidente dal continuo aumento negli anni dei separati e divorziati (l’Istat ha redatto un rapporto ampio con molti dati, al quale rimando).

I figli come paravento ipocrita. Famiglia Cristiana, nel medesimo articolo, scrive poi:

Ridurre il matrimonio e il suo significato giuridico e sociale a qualcosa di sempre più simile a un patto elastico di convivenza, che si può sciogliere in brevissimo tempo e con estrema facilità, è un pericolo per tutti a cominciare dai figli. A parole, tutti i politici affermano di voler difendere e sostenere la famiglia ma purtroppo, nei fatti, si legifera in senso esattamente contrario come dimostra questa riforma.

Questa dei figli è anche la preoccupazione di Giorgia Meloni e il principale argomento della destra:

no al matrimonio usa e getta soprattutto in presenza di figli. I bambini non sono un dettaglio: vanno tutelati sempre (dichiarazione di Giorgia Meloni).

Ora: o parliamo con la pancia o ragioniamo con la testa; ma a differenza della consorella più in basso la testa si nutre di argomenti, dati, inferenze logiche chiare. Questa dei figli è un non-argomento, sconfessato dai dati e pertanto sostenuto da inferenze opache e non riconoscibili.

Le violenze sulle donne e sui bambini sono principalmente commesse in famiglia. Solo raramente (molto raramente) viene un estraneo da fuori casa per commettere violenze sui minori. È una cosa talmente nota e risaputa, siamo talmente pieni di evidenze empiriche, i servizi sociali se ne occupano da così tanti decenni, c’è una tale sterminata letteratura in merito che viene da chiedersi: ma le sentinelle in piedi, cosa accidenti leggono? Ma Famiglia Cristiana, a quali banche dati accede? Ma la Meloni, sa di cosa parla? Alcuni dati:

  • 14,3% delle donne che hanno o hanno avuto un partner, hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale dal marito, dal convivente o dal fidanzato (fonte: Istat, anno di riferimento 2006, non ci sono indagini più recenti);
  • secondo un’indagine molto recente a livello europeo le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale all’interno della coppia sono il 22%; il 42% di costoro ha subito le violenze anche in gravidanza (metodo e campione sono diversi dall’indagine Istat; fonte: Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, 2014);
  • la violenza sui minori nel mondo ha livelli impressionanti (fonte: Unicef); anche limitandoci all’Italia la testimonianza di Telefono Azzurro deve fare riflettere; fra il 2001 e il 2005 le violenze sessuali su minori denunciate all’autorità giudiziaria si sono aggirate sulle 4.300 l’anno (fonte: Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza) mentre i minori spettatori di violenze domestiche sarebbero 400.000 in Italia (non ho sbagliato con gli zeri: quattrocentomila! Fonte: Save the Children);
  • la violenza sessuale verso minori ha livelli di diffusione assai maggiori di quanto non si preferisca credere, anche perché, come sottolinea Unicef,

Dato il tabù che nella maggioranza dei paesi circonda l’incesto o le molestie sessuali nei confronti dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente familiare, questa è una delle forme di violenza meno visibili. Dato che spesso il reato viene compiuto da un padre, patrigno, nonno, fratello, zio, o altro parente di sesso maschile che ha una posizione di fiducia, i diritti del bambino vengono di solito sacrificati per proteggere il buon nome della famiglia e quello dell’adulto responsabile. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che tra il 40 ed il 60 per cento delle violenze sessuali nella famiglia vengo- no commesse contro ragazze di 15 anni o meno, senza differenze di regione o cultura.15 Un recente studio nei Paesi Bassi ha mostrato che il 45 per cento delle vittime di violenza sessuale in ambiente domestico ha meno di 18 anni. Di queste, le bambine hanno molte più probabilità di essere vitti- me dell’incesto che non i bambini (fonte).

  • Considerando la difficoltà a trovare dati statistici, ovviamente, e affidandosi quindi a rare ricerche ad hoc, vediamo come secondo Terre des Hommes e Cismai nel 2013 in Italia i minori vittime di maltrattamenti sarebbe nell’ordine dei 100.000 (fonte: AdoBlog).
  • Se questi dati non vi bastano e siete troppo pigri per cercarne altri in Rete, vi segnalo infine che su HR ne ho già trattato; per esempio sulle numerosi “imperfezioni” della famiglia, così lontana nella realtà da quanto vagheggiato dai cattolici, nel post La morte della famiglia; sulla prostituzione, che coinvolge tanti bravi padri di famiglia, ho scritto qui e sui bambini che scompaiono qui.

Oltre a questo quadro attuale sarebbe poi facile mostrarne una continuità storica. Il maltrattamento e l’abuso su donne e minori non sono arrivati con la modernità, con Internet o con il fast food ma sono sempre esistiti. E se in genere viene ribadito che questa diffusione della violenza prescinde dalla religione, ciò significa che fra i cattolici c’è un tasso di violenza e abuso quanto meno paragonabile a quello di altri gruppi religiosi; se possiamo dire che i cattolici non abusino di più non possiamo neppure dire che lo facciano di meno. La famiglia include feroci patologie relazionali, gravi problemi di comunicazione, importanti conseguenze in termini di violenza e abuso, semplicemente perché è composta da persone, da esseri umani più o meno infelici, complessati, psicotici, ammalati, e non è sposandosi che “si mette la testa a posto”. L’uomo violento, insicuro, con una storia di abusi nella sua infanzia (e l’analogo modello femminile, ci sono anche donne violente e abusatrici) non si quieta col matrimonio, e riprodurrà fra le mura domestiche i modelli di violenza che fanno parte della sua cultura, della sua psicologia, anzi di più, perché in qualche modo rassicurato dalle pareti domestiche, illuso (a volte a ragione) di una maggiore protezione e intoccabilità.

A questo punto, riscontri e dati alla mano, ciascuno si può esprimere secondo la propria convinzione: chi crede che nella fede, nell’alveo della Chiesa cattolica, si possa cercare un aiuto per dominare gli istinti violenti, confortare le vittime e aiutare i bambini abusati a dimenticare, bene, si accomodi. Ma nel quadro di una chiara consapevolezza storica e sociologica che separi i modelli ideali (quello di famiglia come tratteggiato, in maniera assolutamente fantasiosa, nella Dottrina sociale della Chiesa, come già illustrato nella Morte della famiglia) da quelli reali. Non è il divorzio più o meno breve a “cancellare” la famiglia, come scritto su Famiglia Cristiana, ma la povertà materiale e culturale, l’abbandono, il quadro personologico di persone malate, una legge che tutela sono a tratti, la paura di donne sole e l’omertà, la tanta omertà che attorno a migliaia di famiglie “normali” viene ogni giorno consumata da troppi che preferiscono non intromettersi, non vedere, far finta di non capire, negare l’evidenza. Amen.

divorzio

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