La schizofrenia degli indignati

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Se n’è già parlato sui giornali ma vale la pena approfondire; ne abbiamo anche già ripetutamente trattato su Hic Rhodus ma repetita iuvant e il caso è troppo clamoroso per non proporre almeno una sottolineatura. Mi riferisco agli assenteisti di Sanremo (quasi la metà degli impiegati comunali) che andavano a spasso (o a vogare) segnandosi gli straordinari, che facevano marcare il cartellino ai colleghi e via di questo passo. Al di là degli aspetti morali e penali di questi comportamenti la cosa che colpisce è che sui profili social di molti di questi truffatori dello Stato (e quindi di tutti e ciascuno di noi) c’erano commenti indignatissimi sulle brutture della politica, stati Facebook arrabbiatissimi per i politici ladri, mascalzoni, corrotti e truffatori, battute lapidarie sulla casta, anzi, scusate: LA CASTAAA!!!

Poiché io ho lavorato sia nel pubblico sia come libero professionista conosco entrambi gli ambienti e sono assolutamente scevro da stereotipi stupidi sui dipendenti pubblici; ne conosco moltissimi con una profonda dedizione al dovere, uno spiccato senso civico, spirito di sacrificio che va ben oltre gli orari di lavoro e le gratificazioni che arrivano scarsissime da superiori, politici e cittadini utenti. Ma certo ne ho conosciuti alcuni, pochi, che chiamare lazzaroni è ancora trattarli bene. Che si sono nascosti una vita nelle pieghe di un sistema permissivo, tollerante a scapito della comunità, indifferente alla valutazione del merito, compiacente coi “tengo famiglia” e via discorrendo. A Sanremo la bolla è scoppiata per una denuncia – se non erro – dell’ex sindaco; è servita chiaramente una denuncia perché in Italia ci sono 100, 1.000 Sanremi dove nessuno denuncia, che in Italia non si fa perché una mano lava l’altra e non si deve far torto a nessuno. Secondo il Ministero della Pubblica Amministrazione dei 3,5 milioni di dipendenti solo 6.900 (lo 0,2%) subiscono contestazioni disciplinari. Di questi, solo 220 (il 3% dello 0,2%!) sono licenziati; il 3% dello 0,2% significa lo 0,006% dei dipendenti pubblici; il dato è così paradossale che l’articolista della Stampa (che utilizzo come fonte) titola invece “Solo 3 statali «furbetti» su 100 perdono il posto”, che sarebbe un numero discreto, tutto sommato. Invece sono, solo solo solo, lo 0,006%; e sono convinto che ne devono avere fatte di cotte e di crude per essere licenziati; e si saranno difesi strenuamente con l’appoggio immancabile di qualche sindacato…

indignati sanremo 1Ma torno al centro della mia riflessione, la loro indignazione di cittadini traditi dalla politica mentre loro, servitori infedeli della comunità, truffavano impunemente. Ha scritto bene Gramellini:

sta qui l’aspetto peculiare e forse inemendabile dell’illegalità spicciola all’italiana. L’impiegato assenteista che striscia il badge per sé e i suoi cari non si sente un delinquente che imbroglia, ma una vittima che si arrangia. Un meschino tartassato o un talento incompreso, in ogni caso una persona in debito con la vita, che nella piccola truffa allo Stato vede una sorta di parziale e sempre provvisoria compensazione. Disprezza i politici perché in fondo ne invidia il potere. Il potere di rubare molto di più.

Presentazione1dfghjk56789Il “meschino tartassato che nella piccola truffa allo Stato vede una sorta di parziale e sempre provvisoria compensazione” è l’archetipo dell’italiano medio sin dagli albori dell’Unità e, in alcuni casi, da ben prima. L’Italia è un sistema organizzativo fondato sul distorto rapporto fra Stato e cittadini: lo Stato tartassa → i cittadini si difendono eludendo o infrangendo la legge → lo Stato lo sa e diventa poliziotto indagatore → i cittadini lo sanno e inventano nuovi modi per schivare i controlli… Ecco allora le leggi a tutela di territorio e pianificazione urbana, gli abusi generalizzati e gli attesi successivi condoni; ecco i soldi all’estero, le elusioni fiscali e quindi le attese sanatorie; ecco i commercianti che non emettono scontrini, i blitz della Finanza, le proteste indignate delle associazioni e il non sequitur; ecco gli assenteisti e i profittatori nell’impiego pubblico, una piaga nota, stranota, arcinota che necessita di una denuncia ad hoc per far scoppiare il bubbone a Sanremo. Mancano altri 8.000 e passa comuni e avremo bonificato il Paese; poi passeremo alle Regioni e ai Ministeri…

indignati sanremo 3Ma non sarà una massiccia (e impossibile) azione poliziesca a far lavorare i dipendenti pubblici (la minoranza lazzarona intendo). Il problema è solo culturale e ne trovate l’origine nella precedente citazione di Gramellini (leggete anche Serra). Finché sentiremo come legittimo approfittare nel nostro piccolo per compensare presunti torti subiti, finché il piccolo imbroglio coi cartellini non apparirà per quel che è, una truffa, un tradimento, e sarà invece riconosciuto (dai colleghi innanzitutto) come un peccato veniale, un così fan tutti, un ma sì chi se ne importa, un vabbè ma tiene famiglia, ecco, finché non capiremo che lo Stato siamo noi, ciascuno di noi, dove credete veramente che si possa andare? Questa riflessione mi riporta a un’altra, assolutamente diversa per il caso specifico ma identica nelle conclusioni: la spazzatura di Roma e la provocazione di Gassman che si è impegnato a ripulire il vicolo davanti casa. Quando ne abbiamo parlato, qui su HR, era in corso un dibattito fra pro e contro l’iniziativa; i contrari sostenevano, in sintesi, che già pagavano l’amministrazione pubblica e le sue onerose tasse per la raccolta dei rifiuti e quindi toccava a lei pulire. indignati sanremo 4Come ci affannammo a scrivere in quell’occasione non è affatto questa la risposta corretta. Certamente dobbiamo pretendere, come cittadini, di ricevere ottimi servizi per i quali paghiamo, ma ciò non ci sottrae dalla responsabilità di essere membri della collettività, cittadini che devono innanzitutto non buttare le cartacce per terra e, trovandole, possono dare il buon esempio raccogliendole; non devono parcheggiare in seconda fila anche se non trovano un parcheggio; non devono alzare un muro senza permesso; non devono evadere le tasse; e tutto il resto. Il concetto chiave, sul quale non ci stancheremo di scrivere, è RESPONSABILITA’. La responsabilità non diminuisce di fronte all’evidenza dell’altrui cialtronaggine; non si può derogare dalla responsabilità perché la casta bla bla bla… Non si hanno diritti particolari, personali, individuali, perché siamo tanto infelici mentre il potere, Bilderberg, gli eurocrati, Marchionne, ma sì anche la Camusso e la borghesia sanremese vivono nel miele.

Ecco, per concludere, perché a me la facile indignazione che corre su Internet (Facebook, Twitter e non pochi blog) mi ha sempre infastidito: ho sempre saputo, ciascuno di noi e di voi ha sempre saputo, che dietro l’indignazione ridotta a mero cliché si nasconde, il più delle volte, uno scarso pensiero critico, una scarsa capacità di avere comportamenti coerenti; l’indignazione popolare e populista è massificazione e desiderio di coltivare una nicchia di piccoli privilegi; desiderio di abbattere il potere che è marcio, sì, ma senza sostituirvi una democrazia della responsabilità individuale, e anzi lasciando lontano il potere, che non rompa le scatole con le sue leggi assurde; siamo indignati e vogliamo fare semplicemente quello che ci pare: avere uno stipendio senza faticare, per esempio; perché gli altri sono farabutti, ma noi, ah! NOI ci meritiamo di più, e se possiamo ce lo prendiamo.

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One comment

  • Francesco Vitellini

    Concordi pienamente con la posizione dell’autore.
    Pare quasi che chi riesce a “fottere il sistema” (perdonate l’espressione) pensi di avere diritto a un encomio, perché a lui mica lo fregano, eh?

    Un appunto sul pezzo di Gramellini.
    Lui dice “in ogni caso una persona in debito con la vita”. Non sarebbe giusto “in credito con la vita”?
    In fondo, essere “in debito” con qualcuno significa dover dare qualcosa, mentre il senso che vuole esprimere Gramellini è quello di “una persona a cui la vita deve qualcosa”?

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