Cicciottelle

Il caso delle cicciottelle del tiro con l’arco è un caso di studio comunicativo di discreto interesse. Il fatto: il quotidiano sportivo QS titola “Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”. Apriti cielo! Contestazioni sui social e protesta della federazione del tiro con l’arco; conseguenza: immediatamente rimosso il direttore della testata. Come ha affermato l’ormai ex-direttore Tassi l’aggettivo non voleva essere maschilista e avrebbe titolato ugualmente al maschile; forse gli si può credere, forse no. Il termine ‘cicciottella’ ha connotazione affettuosa ma anche sarcastica; le tre atlete sono chiaramente sovrappeso ad essere generosi, e almeno una mi pare – a occhio – sulla soglia dell’obesità; quindi definirle cicciottelle può essere un modo blandamente scherzoso per descriverle senza cadere nell’epiteto volgare. Ciò non di meno il titolo è stato chiaramente un errore come lo sono tutte le descrizioni che riducono le persone, che le sminuiscono, che le criticano sulla base dei difetti fisici o dei nomi propri. Prendersela con Brunetta perché è molto basso, per esempio, è un atteggiamento da adolescenti foruncolosi, non da giornalisti e politici che devono, invece, discutere nel merito le idee di Brunetta indipendentemente dal suo aspetto; analogamente chi irride cognomi buffi, che si prestano a giochi di parole.

Ciò premesso la punizione subita da Tassi è ampiamente sproporzionata rispetto alla colpa. Ci sono giornali, e giornalisti, e politici, che fanno dell’insulto, dell’irrisione, della calunnia la loro cifra quotidiana, in maniera feroce, continua, consapevole: Salvini ha detto cose della Boldrini che fanno rabbrividire; Il Giornale e Libero hanno usato aggettivi da querela; Grillo ha fatto dei soprannomi sarcastici la punteggiatura dei suoi infuocati discorsi. Ma pochi se la prendono. Sembra normale scrivere a piena pagina che la Merkel è una “culona” (in articoli di grande spessore politico, viene da sé), urlare in piazza che Renzi è un “ebetino”, scrivere su un social che la Boldrini non è degna neppure di uno stupro, ma “cicciottelle” no, questo ha scandalizzato. Chiediamoci un attimo il perché.

Il sacro e il profano: le Olimpiadi sono sacre; gli “azzurri” i nostri fragili eroi estivi; il mito della prova, la sconfitta dell’eroe (o dell’eroina), l’empatico pianto liberatorio, la vittoria che sentiamo nostra anche se noi, in realtà, al massimo alziamo l’indice per cliccare col mouse. Di contro la politica, si sa, è solo sentina, mafia, suburra. I politici, non occorre certo alcuna argomentazione, sono ladri per definizione, e chi cavalca l’antipolitica (e sono un bel po’) deve continuamente sottolineare questa differenza: loro i ladri, noi gli onesti; loro il marcio, noi il nuovo. La sfiducia popolare nelle istituzioni e nella politica consente l’esondazione della critica nell’a-critica, del giudizio nello stereotipo, dell’analisi nel luogo comune. È normale ricevere decine, centinaia di “mi piace” per un tweet velenoso su un politico, assai difficile ottenere un risultato apprezzabile con un tweet argomentato.

Uno, nessuno, centomila clic: la Rete è veloce; non ci si sta molto a pensare. Chi passa abbastanza tempo sui social può osservare come le condivisioni, i “mi piace” e gli analoghi apprezzamenti sulle diverse piattaforme sono spesso frutto di mancanza di approfondimento e riflessione; persone che riteniamo intelligenti e potenzialmente informate cliccano frettolosamente, e rilanciano in rete post assurdi, spesso realizzati ad arte per sollecitare indignazione facile, a volte chiaramente falsi. Abbiamo già affrontato il tema in altri articoli e non dobbiamo tornarci sopra ora.

Vignetta Boschi: Saggese, offesa e insolenza non Ë satiraE poi son donne… Resta comunque il dubbio, malgrado tutto, che sia più facile prendersela con le donne, in quanto donne. Non solo le cicciottelle dell’arco, ma anche le cosce della ministra Boschi volgarmente disegnate da Mannelli per il Fatto Quotidiano. Dice a questo proposito Staino:

Dal femminicidio alla visione islamica della donna fino agli attacchi sessisti come quelli della destra alla presidente della Camera: tutto questo si trasmette a livello popolare. La figura della donna è senza dubbio sotto attacco. Una persona intelligente come Mannelli deve rendersene conto, se gli viene un brutto disegno non lo pubblica.

Questa frase ci indica la radice del problema: c’è un decadimento culturale preoccupante, come ci viene testimoniato dai dati OCSE, dai test PISA e da molteplici indicatori che segnalano il basso livello di comprensione, istruzione, capacità di decodificare i testi scritti, specie in Italia. C’è un circolo vizioso fra scadimento dell’istruzione pubblica, imbarbarimento del linguaggio politico, facilità d’uso di Internet anche in forme anonime e omologazione del pensiero e del linguaggio collettivo. Sempre meno utenti si fermano a pensare e reagiscono con misura e lessico appropriato; sempre più si buttano in rete commenti emotivi, rabbiosi e mal scritti. E questo è il primo problema. Il secondo è la Rete; non c’è niente da fare, l’apparente facilità della Rete nasconde una trappola micidiale: utilizzo facile e rapido a livelli superficiali, profonda necessità di critica e di attenzione a un livello più alto di uso consapevole. Il combinato disposto di questi e altri fattori porta l’emotività popolare ad essere facilmente manipolabile, a sposare cause frettolose solo a volte giuste, a mostrare indignazione d’ordinanza utile solo per la circolazione di un facile consenso. Vip, sportivi, politici, blogger, possono essere portati sull’altare o gettati nel fango per ragioni vaghe e misteriose dai social, dai giornali-spazzatura, da canali televisivi organici a questo o quel partito.

Ma la crescita di cittadini che scrivono male, pensano male, agiscono impulsivamente, non comprendono il contesto, è un problema grave per la democrazia. Il linguaggio è un indicatore chiarissimo di questo imbarbarimento, e le arciere cicciottelle o le cosce della Boschi rappresentano una manifestazione fra le tante, e forse neppure delle più gravi, di una questione nazionale seria e preoccupante.

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