Il vuoto e il pieno. L’ultima battaglia

Il  vuoto

Siamo circondati dal vuoto. Il Terzo Millennio occidentale è caratterizzato dal vuoto culturale che non può che esprimerne uno sociale. La constatazione di questo vuoto mi opprime, mi schiaccia. Il vuoto ha un peso, ha una realtà. Il vuoto non è il nulla, ma un’assenza di significato che deve, per un principio cosmico, essere riempito da qualcosa: da simulacri, per lo più. Ombre, finzioni, apparenze, illusioni.

Andiamo in non luoghi dove la nostra solitudine interiore viene dimenticata, soffocata dalla moltitudine disperata che li frequenza. Frequentiamo non persone, vuote di cultura e di pensieri, massificate, alienate, con orizzonti valoriali che vanno dall’ufficio alla partita. Usiamo non cose, migliaia di non cose che hanno l’unica ed esclusiva funzione di riempire il vuoto.

Non abbiamo più un passato. Non ci piace, non lo conosciamo e quel po’ che affiora viene distorto e violato per adattarsi al non pensiero dominante. Non abbiamo più un futuro, inteso come prospettiva, orizzonte, destinazione e motivazione. Viviamo imprigionati in una minuscola bolla di presente, eternamente vuota.

Non più cittadini ma consumatori di oggetti a obsolescenza programmata, di tecnologie che non sono più strumenti per uno scopo ma segnali fini a loro stessi: produci-consuma-crepa.

Non più cittadini ma tifosi, perché il tifo come acritico senso di appartenenza è diventato il virus che uccide le democrazie: appartenenze con valori sottilissimi, idee intercambiabili, cornici giustificative fragili. E proprio per questa fragilità il tifo diventa cattivo, assoluto: non ha argomenti, e denudato – come il Re – si scopre vuoto e ha paura.

Senza titolo.001Il vuoto si presenta come mancanza del senso della storia, del futuro, del divenire. Siamo inchiodati qui e ora, intrappolati in un mondo virtuale. In ogni istante un miliardo di notizie: la metà sono false; un altro 30-35% sono parziali e fuorvianti. TAC! è arrivato il nuovo istante, col nuovo miliardo di notizie. Putin è cattivo. Grillo guadagna un pozzo di soldi. Sarà un parrucchino quello di Trump? Marielle Franco uccisa a Rio (Marielle chi?). All’Isola dei famosi due VIP hanno fatto l’amore. Balzerani conciona le sue vittime. C’è un sacco di plastica negli oceani e le api stanno morendo, ci sarà una connessione? Barboni  bruciati; gente picchiata per futili motivi; ragazzini bullizzati si suicidano.

E’ questa la mancanza di futuro di cui scrivo da un po’… è il senso del fluire storico che è rimasto intrappolato nel secolo scorso. La prospettiva verso la quale dirigersi, che fosse il Sol dell’Avvenire, lo sviluppo senza limiti promesso dal liberismo, l’Europa dei popoli o quel cavolo che vi pare. Non c’è più nulla. Tutto rotola in un meraviglioso piano inclinato in cui la produzione produce, i consumatori consumano, la robotizzazione si robotizza mentre guardiamo Netflix, poi ci lamentiamo che in realtà non c’è niente di buono.

In questo preciso momento, in questo istante, migliaia di persone sono morte. Fermatevi a pensarci un po’. Ci avete pensato? Bravi, intanto che pensavate ne sono morte altre migliaia, in grande parte bambini. In Africa, in Sud America, in Medio Oriente… Un sacco di altra gente marcisce in prigioni fetide, adattissime come ambientazioni di film d’azione. Quella gente viene torturata spesso in maniera orribile, e poiché nel mondo civilizzato dove noi graziealcielo viviamo ciò non è possibile, chi dispone di buchi come Guantanamo va a torturare là perché così è legale. Avete almeno sgranato gli occhi? Nel frattempo altre migliaia sono morti ammazzati, stuprati, affogati, o di fame, o in fondo al mare. Ebbene, lo dico con estrema sincerità e non per scrivere qualcosa di sensazionalistico: non me ne frega un cazzo. Adesso, per favore, fermatevi a pensarci anche voi (mentre altre migliaia di persone muoiono, bla bla…); ammettetelo, non vi importa nulla. Chi fra voi sente profonda la fede cristiana sarà sinceramente dispiaciuto, tutto qui. Chi non ha tale fede vera, profonda, vissuta come conviene, potrà dire di essere (mooolto vagamente) dispiaciuto, ma così, perché bisogna dirlo. Sapete, quando ci si vede e ci si chiede “Come stai?” E’ solo un modo di dire. Cosa ci importa di come sta la gente? E GUAI se il disgraziato, invece di liquidare il tema con una breve frase rituale, attacca un bottone pernicioso sulla sua colica duodenale, sul fuoco di santantonio che non lo fa dormire, e semmai si prodiga in particolari disgustosi.

Chi ha un’età e ha vissuta l’epoca della riforma manicomiale, se è psichiatra; chi ha vissute le lotte delle donne, se è femminista; chi ha fatto politica nella Prima Repubblica, se è persona politicamente attiva; chi ha studiato quando ne valeva la pena; chi ha letto i libri giusti quando si leggevano i libri; chi ha viaggiato quando il viaggio non era un all inclusive; chi scriveva con la macchina da scrivere e faceva ricerca nelle biblioteche vere, tutti questi e gli altri sono andati in pensione o stanno contando i giorni, disperati, nel vedere la distruzione della psichiatria, dei diritti delle donne, della politica e di tutto il resto da parte di coloro che oggi sono sulla scena. Il nostro retaggio, quelli per i quali abbiamo lottato e vissuto, figlio mio un giorno tutto questo sarà tuo. Ed è Luigi Di Maio. Ed è Diego Fusaro. Ed è Fabio Volo. Ed è Marco Travaglio. Ed è il bimbominkia che sputa sentenze su Twitter. Tutti costoro sono accumunati da un elemento comune, che caratterizza la nostra epoca di vuoto: il rumore. Avete notato il rumore che ci circonda? Musica, parole, radio, i vicini, il cane, parole, martello pneumatico, parole, suoneria, parole, parole, parole. Io non riesco più a trovare dieci minuti di quiete assoluta. Impossibile. Il rumore è ottimo per riempire il vuoto, non serve nemmeno il silicone nelle fessure. Rumore assordante di parole per lo più prive di senso. Pareri inconsulti e aggettivi affilati e avverbi contaminanti. Parole. Tutti hanno un’opinione, dieci opinioni, un milione di opinioni. Chi ha competenze è sopraffatto.

In questo vuoto cacofonico sono pochissimi a vedere lontano. Moltissime brave persone che lottano e muoiono nei peggiori posti del mondo, gente come Marielle Franco, appunto: ammazzata. Ormai è più facile ammazzarli, questi sognatori sovversivi, che imprigionarli. Li ammazzi oggi, lasci che qualcuno protesti un po’, poi la nuova serie televisiva, il nuovo campionato del mondo, la fatica di scendere in piazza che poi si arriva sudati all’aperitivo, ecco, fanno il resto. Dopotutto, sapeva quel che faceva, no? Cazzi suoi.

E voi, difensori della Costituzione più bella del mondo, adoratori indignati dell’onestà e del nuovo che avanza, deturpatori seriali di prati e sentieri, voi che non siete razzisti ma persone di buon senso che non se ne può più di questi negri, ecco, voi, tutti voi, omologati di merda (cit. da “Maledetti vi amerò”, quindi da cinefili, quindi colta), voi non siete miei simili, o meglio: io, IO non sono in niente simile a voi, e il fatto che abbia anch’io due gambe e due braccia non v’inganni. Io sarò sempre il vostro nemico.

Il pieno

Ma il mondo è talmente grande e complesso che contiene anche le sue contraddizioni, e i germi per tutti i potenziali cambiamenti che noi non riusciamo a vedere e a sognare. Le esperienze di vita vissuta, di solidarietà, di comunità, di sacrificio, di pensiero, di costruzione di realtà positive macchiano il vuoto di molteplici, innumerevoli piccole isole di senso. Comunità ed esperienze laiche e religiose. Dove c’è bisogno, e rischio, e disperazione, nella prima linea della violenza e della malattia, come nel vuoto omologato della nostra società dove persone e gruppi usano la parola per richiamare, per segnalare, per ammonire, per indicare un’alternativa. Un percorso possibile. Un orizzonte verso il quale dirigersi.

Senza titolo.002Vorrei chiamare queste persone, tutte, avanguardie con questo significato specifico: individui che anziché omologarsi nel pensiero dominante immaginano, e attivamente indicano, uno scenario sociale, economico, culturale, morale, artistico, quelchevolete diverso, dove la diversità costituisce una rottura di schemi dati per assodati, una discontinuità alla quale lo statu quo si oppone, perché vista come minacciosa. La società dell’omologazione conosce il pericolo delle avanguardie e ha elaborato delle contromisure efficaci: l’assimilazione. Nella società globale dell’omologazione c’è posto per tutti i valori e il loro contrario, per tutti i comportamenti e per la loro negazione. Difficile essere discontinui per più di poco, essere irriverenti a sufficienza per produrre effetti durevoli, essere “nuovi” senza diventare immediatamente uno fra i tanti, tutti nuovi, tutti uguali.

Prendete le proteste a seno nudo delle Femen: in pochi anni sono diventate patetiche e imitate dall’industria pubblicitaria. I comportamenti sessuali tutti accettati e trattati con un linguaggio politicamente corretto, così come sono sparite dal vocabolario “femmina”, “negro”, “zingaro”, “puttana”, “handicappato”, “spazzino” e tante parole evocative, segnanti, connotate, certamente stigmatizzanti, è vero… Tutti stiamo attenti alle diversità ma, per includerle, dobbiamo usare un linguaggio poco connotato, sfumato, che di fatto sottolinea la nostra difficoltà ad accettare.

Senza titolo.001Le avanguardie si perdono in questo possente meccanismo omologatorio che tende a farle scomparire fra le altre, l’ennesima bizzarria, l’ennesima originalità che, con un po’ di fortuna, potrebbe essere trendy per una stagione. In più la sirena del successo, dell’effimero riconoscimento di quanto sei avanguardista, ma che bravo! ma che figo! e dai di televisione, di interviste, di libri, di blog! Controllare i presunti avanguardisti col successo mediatico è la strada più facile per smascherarli come falsi, poveri vanesi di limitato spessore culturale, o morale, o creativo. L’altro modo infallibile per smascherare i falsi avanguardisti da quelli veri è il rumore prodotto; gradassi insopportabili che urlano, additato, sbattono porte, dichiarano, statuiscono, predicano chiassosamente, producendo quel rumore di fondo utile solo a riempire il vuoto delle idee.

Il mondo dello spettacolo acceca i primi; quello della politica i secondi: Grillo, Emiliano, Bersani, De Magistris, Salvini, Berlusconi, esistono in quanto strillano. Riempiono il nostro vuoto col loro rumore, segno inequivocabile della loro nullità. Guardiamo piuttosto a coloro che lavorano (anche in politica) a testa bassa, ventre a terra, producendo cambiamenti reali e significativi.

Dobbiamo tutti diventare avanguardie. “Tutti”, nel senso di tutti coloro che hanno testa, cuore, volontà, indipendenza di giudizio. Poco più di quattro gatti. Ma l’orizzonte si stringe e si avvicina; il vuoto presto ci inghiottirà tutti, il futuro cesserà di esistere e l’ultimo seme appassirà. Tutti dobbiamo batterci, e lottare contro questo destino, che non è inevitabile. Una lotta accanita con pochi e chiari punti fermi:

1.     nessuna verità; solo relativismo sociale. Se il relativismo è sempre stato un pilastro del pensiero libero, è diventato oggi una vera strategia di sopravvivenza, perché fabbricare il falso non solo è facile, ma è diventata la regola;

2.     nessun a priori, nessuna ideologia fondativa, nessun territorio proibito solo perché qualcuno, un tempo, lo proibì. Significa: scrollarsi prepotentemente dalle spalle le ideologie del ‘900 che rimangono, a volte intatte e a volte camuffate, i più potenti vincoli del pensiero libero (libero, innanzitutto, di creare discontinuità);

3.     nessuna censura, nessun linguaggio “politicamente corretto”, perché la lotta dell’avanguardia partirà necessariamente dal linguaggio, che viene costantemente sottoposto a revisione, a costrizione, a omologazione. L’omologazione dei buoni sentimenti e delle giuste motivazioni è devastante e ne abbiamo costantemente degli esempi eclatanti che abbiamo segnalato puntualmente qui su HR.

Senza titolo.001Tutto qui. Ma difficile, difficile… Le pressioni sociali sono fortissime, malgrado l’apparenza contraria. Sembriamo tutti liberi nelle nostre diversità ma si tratta di libertà effimere, superficiali, riconducibili al melting pot mercantilista che ci domina, al pensiero globale che trita e digerisce le diversità effimere.

Essere avanguardia oggi (nel senso detto) significa ergersi sopra la massa degli omologati e cercare di far loro alzare lo sguardo a un altrove faticoso; che si tratti di scenari economici, di modelli di convivenza, di forme artistiche, di espressioni di solidarietà, di progetti politici… Ognuno di noi ha in questo un suo destino: la persona di fede additerà un orizzonte etico, di solidarietà e fratellanza; la persona di scienza uno che contemperi progresso e umanesimo; l’artista forme d’arte indipendenti e realmente nuove… Non è possibile una uniformità e aggregazione delle molteplici forme di speranza e rinnovamento oggi auspicabili. E non è detto che alcune di queste forme, anche generose, di proposta e di esempio, non confliggano fra loro. Non ha importanza il caos purché contrasti l’entropia dell’omologazione.

Avanti dunque!

 

In copertina: origini. Cortesia di Pamela Tavalazzi

11 commenti

  • “Li ammazzi oggi, lasci che qualcuno protesti un po’, poi la nuova serie televisiva, il nuovo campionato del mondo, la fatica di scendere in piazza che poi si arriva sudati all’aperitivo, ecco, fanno il resto.” Me lo stampo su una maglietta.

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    L’abolizione del passato
    L’ideologia mondialista tiene in scarsissima considerazione lo stato-nazione, visto come il relitto di un passato oscurantista. E il pensiero dominante esige ormai da tutti noi l’adesione al discorso mondialista. Il che ha contribuito a dar vigore a un tabu’ assurto a verità rivelata: tutte le culture sono uguali. E così tutte le religioni, compresa quella vudù diffusa tra i nigeriani della penisola.
    Secondo un tale discorso, le identità dei popoli si equivalgono tutte. Eppure esse sono la continuazione e lo sviluppo di un passato che non è certo identico per tutti i popoli…
    Basti comparare il mondo anglosassone e quello latino per rendersi invece conto che tra le culture vi sono differenze sostanziali.
    A sostenere il contrario che cioè le culture non sono sempre, in ciascuna delle loro faccette, meritevoli di uguale apprezzamento e tutela, s’incorre nell’accusa di xenofobia e anche peggio. Difatti, l’illuminante saggio di Samuel P. Huntington: “The clash of Civilization and the remaking of the world order”, che parla di conflitti di civiltà ossia di conflitti tra “culture” – termine quest’ultimo da intendersi nel senso più ampio – ha suscitato la riprovazione morale dei padroni del discorso. Un discorso buonista e mondialista,

  • Ma prima di adesso com’era? L’adesione alle ideologie di massa non era una forma di conformismo più aprioristica di quella di oggi? Se è probabilmente vero che “il sistema” (qualunque cosa voglia dire) tende ad inglobare le idee alternative facendole proprie e, in un certo senso, depotenziandole ma le pone tutte nello stesso teatro, libere di confrontarsi e ogni tanto qualcuno, nato alternativo, (M5s) vince. In passato pochi illuminati guidavano masse di ignoranti senza neppure il confronto in un teatro esteso, per quanto degradato, come é la rete.
    Per quanto ammiri la tua lucidità di giudizio e la tua capacità di scrittura, caratteristiche che vorrei entrambe avere io, mi rendo conto che (a parte l’ultima parte del post che é un franco inno a una libertà di pensiero così piena che io non riesco ad immaginarla) il tuo NON OMOLOGATEVI! rischia di essere fatto proprio da ogni posizione per darsi valore, ponendo l’omologazione altrove: in un qualche altro pensiero “estratto” come dominante.
    Cari saluti

    • “Prima” (intendendo la seconda metà del ‘900, dal secondo dopoguerra alla caduta del muro) era molto diverso. C’erano le ideologie, sì, che erano forme di cultura popolare. Si parlava e discuteva, semmai ideologicamente, e si studiava. Ci si combatteva dialetticamente nel merito. Cerca se hai voglia: Franca Chiaramonte e Fulvia Bandoli, Al lavoro e alla lotta – Le parole del PCI, Harpo edizioni, 2017. Uno spaccato di com’era il lavoro politico nel vecchio PCI, e sarà stato analogo anche per la DC e altri.

  • Wobblesworth

    Il concetto di “sistema” che ingloba idee alternative è sottile.. Faccio un esempio che spero sia in linea col pensiero espresso nel testo. Quando la tendenza di un individuo di talento, creativo, è quella di monetizzare nel più breve tempo possibile le sue qualità e le sue competenze, ecco che il “potenziale creativo” (deleuze) viene smorzato perché qualsiasi idea questo individuo partorirà sarà in linea col “sistema”. Nessuno (o quasi) si sogna di studiare o lavorare a qualcosa che esuli dal poter produrre poi un profitto personale diretto o indiretto che sia, o comunque che vada a vantaggio di un gruppo ristretto e probabilmente “elitario”. In questo modo é lo stesso potenziale che viene instradato su binari che non vadano nella direzione di danneggiamento o messa in discussione del sistema ma anzi il potenziale verrà messo al servizio della sua riproduzione. Il “sistema” é un sistema culturale non solo economico o polico. Forse un esempio banale puó essere quello dei tantissimi ingegneri che finiscono a wall street: potrebbero inventare o trasformare il mondo se si appassionassero a come migliorare il mondo ma finiscono a guadagnare milioni e spenderli in puttane (e puttanate).

  • Wobblesworth

    Voglio fare un altro esempio di quanto espresso in precedenza, anche se riguarda la moda penso possa essere esplicativo dei meccanismi della nostra societá. Esistono professionisti alla caccia di nuove mode che tengono d’occhio youtube e le mode di strada in caccia di nuove idee; le agenzie di comunicazione li assumono per dragare i bassifondi e riportare in superficie le trovate personali più originali. Bizzarrie spontanee che opportunamente lavorate forgeranno nuove mode. Agli esperti di “new concept” tocca trasformare ciò che nasce gratis, dal l’invenzione di un tizio qualunque, in merce di largo consumo. Il sistema ingloba a se le “avanguardie” traducendo in prodotti mercificabili la fantasia popolare, le provocazioni degli eccentrici, le soluzioni di sopravvivenza dei marginali, la creatività dei nuovi poveri (william gibson- l’Accademia dei sogni). Allarga il discorso a praticamente tutto, dall’arte alla scienza et voilà ecco come un sistema culturale basato sul capitalismo si riproduce e annulla il potenziale degli avanguardisti. Non vorrei che sembrasse fossi contrario al capitalismo.. Il fatto è che sono contro questa idea di capitalismo, contro la direzione che ha preso, ma purtroppo di idee nuove che possano in qualche modo superarlo o aggiustarlo si fan fatica a trovare!

  • Mi sento cent’anni addosso e ne ho poco più della metà. Isolarsi dal contesto aiuta a sopravvivere quando anche la morte pare un particolare irrilevante nel marasma generale (e l’essere umano un foruncolo sull’epidermide planetaria). Chi era Frizzi? mi sono domandata in questi giorni, rendendomi conto che non avrei potuto citare un solo programma condotto da lui, semplicemente perché non ne avevo mai guardati; lo pensavo ancora sposato con la Dalla Chiesa, mentre invece aveva impalmato una ragazza della mia stessa città di 26 anni più giovane. Praticamente sono anni che pratico l’eremitaggio, mediatico e non, e oggi a maggior ragione. Tanto, a nessuno potrebbe interessare di meno se non a me stessa. Spero almeno non mi venga a mancare mai la capacità di ridere: il giorno in cui la perderò sarà davvero irrimediabilmente finita.

  • Resta valido quanto espresso da Calvino al termine de “Le città invisibili”: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” Purtroppo, dal 1972 (anno di pubblicazione del volume), la forma che ha assunto la società capitalistica occidentale, con il tramite fortissimo dei nuovi media, non fa altro che allentare i legami e creare isolamento ed omologazione…

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    Si è troppo cambiato.
    In politica “cambiare” è la parola chiave. “Occorre cambiare” è lo slogan che fa piu’ presa, e difatti non c’è una sola campagna elettorale in cui tutti i partiti – dico tutti – non promettano grandi cambiamenti. La scuola italiana? Non ha fatto che declinare, a detta di tutti. Ed è declinata grazie ai cambiamenti che vi sono stati introdotti. Occorrerebbe tornare indietro per cercare di riportarla al livello di un tempo, quando non sfigurava rispetto agli altri paesi. E come la scuola diversi altri settori, in forza dei costanti cambiamenti, non hanno fatto che peggiorare. I cambiamenti continui, che hanno investito per anni l’Italia, hanno avuto un effetto devastante. Il vento del cambiamento ha mandato all’aria un paese fino a ieri serio come l’Italia. Di cambiamento in cambiamento l’Italia ha finito col cambiare, molto in peggio. Se fossi un politico proporrei un grande cambiamento: è quello del ritorno, per molte cose, a cio’ che era prima. Sarebbe un cambiamento rivoluzionario. Sugli autobus riapparirebbe il bigliettaio, ampiamente pagato dalla metà dei viaggiatori che attualmente viaggia a sbafo e che invece sarebbe costretta a pagare il biglietto.
    Sono convinto: la disastrosa situazione attuale, così’ ben descritta da Bezzicante, è imputabile in grandissima parte all’irrefrenabile passione per il cambiamento. Un cambiamento per il peggio…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...