Governo: ci secca dire “ve l’avevamo detto” ma… ve l’avevamo detto!

Cronaca dell’ultimo anno e mezzo politico: la bocciatura del referendum costituzionale è stata la premessa che ha innescato una legge elettorale indegna, basata su un proporzionale che ha reso ingovernabile qualunque risultato elettorale; l’unico realmente possibile è stato l’accordo Lega-M5S (pantomima di due mesi a parte), partiti che hanno molteplici elementi programmatici in comune e una radice populista che accomuna i due elettorali più di quanto molti osservatori pensino, mentre è ovvio e sacrosanto che il PD, già massacrato dal risultato del 4 Marzo, non abbia voluto impiccarsi all’albero di Di Maio. 

Ora: ciascuna di queste cose è stata scritta, così com’è effettivamente avvenuta, da mesi. Non da molti, fra i quali noi di Hic Rhodus. Abbiamo descritto lo stretto sentiero che rimaneva a Renzi dopo il  referendum (e che Renzi NON ha imboccato); abbiamo criticato aspramente il Rosatellum come fattore di instabilità, abbiamo più volte predetto un governo Lega+M5S come unico possibile (il post più recente QUI ma ne potete trovare di precedenti).

Delle due l’una: o noi di HR abbiamo un’intelligenza politica superiore, oppure un sacco di gente è stata accecata da filtri interpretativi ideologici, emotivi, comunque non razionali. Senza escludere necessariamente la prima motivazione, è comunque molto vera la seconda. Gianfranco Pasquino ha visto (a mio modesto avviso con somma parzialità) delle convergenze nei programmi 5 Stelle e PD; anche Zagrebelsky si espresse per un governo M5S-PD; anche Flores D’Arcais (Micromega); Michele Emiliano; Antonio di Pietro; Sandro Ruotolo… (e altri, un elenco QUI). Una compagnia di intellettuali, politici, giornalisti di rilievo che hanno una cosa in comune: hanno tutti votato NO al referendum del 4 dicembre ’16. Ci sono stati anche altri autorevoli commentatori favorevoli all’accordo, che votarono Sì, ma me ne occuperò più avanti. Qui voglio sottolineare un elemento di fantastica coerenza: i populisti (tali sono) che hanno perorato con giustificazioni fantasiose il “No” al referendum, nelle settimane passate hanno perorato un governo coi pentastellati (di tali fantasie abbiamo parlato in lungo e in largo su HR, in una serie di articoli distinguibili dalla tag ‘Dossier Costituzione’). La continuità, in questo caso, è più ideologica che politica: se andate a rileggere le posizioni anti riforma all’epoca più note, per esempio quella di Zagrebelsky, troverete solo ideologia e posizioni aprioristiche, e non una sola argomentazione giuridica o politica. Era un “No” per “difendere la Costituzione”, un’assurdità sotto il profilo logico, prima ancora che storico (la Costituzione è stata più e più volte cambiata, anche malamente) e di merito (nella lista di elementi negativi proposti da Zagrebelsky non c’è una sola indicazione adeguatamente argomentata). Ecco: questa visione abbastanza fumosa, vagamente complottista, ideologica, salvifica (“difendere la Costituzione”), è la medesima che porta questi esponenti di una certa intellettualità autodefinita di sinistra a vedersi, rispecchiarsi in qualche modo, in una governo coi pentastellati. Si addita – come elemento di possibile convergenza – il reddito di cittadinanza, dimenticando tutto il resto, che è un universo fatto di politica interna ed estera, sanità, lavoro e milioni di altre cose dove le differenze sono palmari, sia leggendo i loro programmi (noi l’abbiamo fatto) sia ascoltando le loro dichiarazioni sia, soprattutto, osservando i loro comportamenti. L’affinità presunta è quindi umorale, prepolitica, non di contenuti, e tanto più perché non si guarda minimamente alle conseguenze di una tale alleanza: la distruzione finale del PD.

C’è anche un altro gruppo di personalità che ha guardato favorevolmente a questa innaturale alleanza: Veltroni, Cacciari, Scalfari, Chiamparino, Martina e altri. Questo secondo gruppo, a mio parere altrettanto accecato del precedente, ha avuto motivazioni diverse e difensive: pensano che un governo Lega-M5S sia il male assoluto a causa, specialmente, dell’estremismo leghista. Costoro fanno quindi una considerazione politica: il male minore è governare coi 5 Stelle così, sia pure con difficoltà, terremo a galla il Paese (e non andiamo a nuove elezione nel momento della nostra massima debolezza)… Qui, sintetizzando le diverse sfaccettature delle posizioni espresse, c’è un peccato di presunzione, che segue una preliminare valutazione sbagliata. La valutazione sbagliata è che il M5S sia un partito “di sinistra” (così, esplicitamente, Scalfari) o quanto meno non proprio di destra (grave errore storico e politico, quello di non vedere nel populismo una manifestazione propedeutica del fascismo; qui su HR denunciamo questa caratterizzazione sin dal 2016); la conseguenza presuntuosa è che il PD saprebbe guidare, dirigere, incanalare saggiamente i grillini una volta al governo, con una capacità egemonica di antica radice gramsciana. Evidentemente non c’erano, o guardavano da un’altra parte, quando in questi anni il M5S ha preso a pesci in faccia il PD, inclusa l’umiliazione dello streaming con Bersani, additando al pubblico ludibrio i “pidioti” come causa di tutte le nefandezze; non c’erano, o guardavano da un altra parte, quando hanno fatto giravolte acrobatiche per giustificare qualunque cosa, lasciandoci facili profeti di una loro ovvia incontenibilità governativa, tale da mettere in difficoltà gli alleati più pazienti.

Tutte cose da noi dette e scritte. Siamo davvero straordinari? Un pochino sì, forse. O forse siamo semplicemente osservatori terzi, razionali, che non si lasciano trasportare dai desideri o dalle passioni o dalle ideologie, ma osservano i fatti e ne traggono delle conseguenze. Non sarebbe ora che facesse altrettanto il PD?

Quindi: hanno vinto Lega e 5 Stelle? Che governino! Hanno l’80% dei programmi in comune, favoriti anche dal fatto che quello 5 Stelle è vago e fumoso, giusto pronto per gli adattamenti del caso. Governino, sfascino quel che riusciranno a sfasciare, e fra due anni il popolo sarà in piazza per farlo cadere (una nostra nuova profezia, segnatevela!) e si ricomincerà il balletto, con chissà quale strampalata legge elettorale, con il PD che avrà avuto il tempo per decidere cosa vuole essere da grande (noi speriamo si decida per un grande partito popolare di ispirazione liberal-socialista) finendo di cacciare via i capipopolo incompatibili, come Emiliano. 

In una democrazia malata questo è il massimo che possiamo pretendere e sperare. Fate provviste!

Un’ultima annotazione: se era così ovvio che si mettessero assieme, perché hanno impiegato più di due mesi? Questo, effettivamente, non l’avevamo previsto, e la ragione è comunque abbastanza trasparente: massimizzare l’accordo contro il potenziale alleato, fidando che le eventuali elezioni anticipate (come hanno testimoniato i sondaggi del periodo) li avrebbe premiati; per Salvini lo strappo da Berlusconi era impensabile perché intende diventare il leader della destra, fagocitando una Forza Italia ormai debolissima con un leader ben oltre la linea del tramonto. A questo fine doveva mostrarsi “fedele”. Di Maio, di contro, leader di un partito assolutamente vuoto (l’abbiamo scritto QUI), sa di poter far ingoiare sostanzialmente tutto ai suoi fedeli, tranne ciò che riguarda i due o tre slogan che formano il mantra grillo-casaleggino: in questo mantra MaiConBerlusconi è pari a un precetto di fede, uno dei pochissimi che – una volta infranto – segnerebbe la sua fine politica. 

E qui Berlusconi ha fatto un capolavoro. Poiché dell’uomo si può dire tutto, tranne che sia stupido, ha fatto 2+2 ragionando, io credo, più o meno così: se si va a rivotare presto, Salvini crescerà ancora, Forza Italia evaporerà, e ne sarò stato artefice io, che sono il pretesto per far naufragare l’accordo. Sapete una cosa? Mi faccio da parte, così non avranno più pretesti; fatevelo, il vostro governo degli imbecilli, e vedrete fra due anni se Salvini, con un pugno di mosche in mano e il Paese a pezzi, sarà ancora in grado di fare il bullo! E ora sono di nuovo eleggibile…