I nove peggiori rischi globali (asteroide a parte)

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Se alziamo lo sguardo dalle miserie nostrane, dal referendum confermativo del prossimo autunno, dalla crisi delle banche e dalla colpevole miseria del binario unico, se smettiamo di interrogarci un momento sulla capacità della Raggi, il destino di Renzi e il futuro di Salvini, possiamo forse emancipare un pochino la nostra prospettiva e dare un’occhiata ai problemi del mondo. Se non riusciamo a capire che ciascun problema globale diventa necessariamente anche un problema italiano, finiremo seppelliti nella noia del prossimo talk show, nella coazione del blog di Grillo, nell’ultima dichiarazione del politico, priva di significato come le conferenze stampa degli allenatori di calcio. Il provincialismo è una malattia molto italiana e ci si cura solo gettando uno sguardo al di là dei confini nazionali dove succedono cose importanti, gravi, a volte minacciose. E non si può dire che non se ne vedano i riflessi: i migranti, per esempio, non sono un fenomeno leggibile in chiave nazionale, come l’andamento dei mercati e le conseguenze di trattati in cui l’Italia può perdere o guadagnare (ma spesso perde), come le sanzioni alla Russia, come il trattato europeo con la Turchia eccetera.

Il World Economic Forum ci aiuta nella riflessione nel suo annuale rapporto The Global Risks Report arrivato, nel 2016, all’11^ edizione che si apre con questa Global Risks Landscape:

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Come si può vedere la mappa è piuttosto intuitiva: più i rombi colorati sono sulla destra è più quei rischi sono giudicati probabili, mentre se sono collocati in alto sono giudicati di maggiore impatto negativo rispetto a quelli in basso: le armi di distruzione di massa (rombo arancione in alto a sinistra) sono di grave impatto ma scarsamente probabili come evento; il commercio illegale (rombo azzurro abbastanza in basso e più a destra) abbastanza probabile ma di impatto non eccessivo. Adesso naturalmente la nostra attenzione corre ai nove rombi in alto (alto impatto) e a destra (alta probabilità) nel quadrante disegnato dall’incrocio dei valori medi. Vediamoli in breve.

L’immigrazione su larga scala è considerata il principale rischio globale. È interessante osservare come il tema appaia nel Rapporto 2016 in prima posizione in maniera improvvisa, senza essere mai comparso nelle prime cinque posizioni negli anni precedenti a causa del precipitare della crisi siriana ma anche dell’emergere del problema delle migrazioni per cause climatiche. La prossima figura mostra i dieci principali rischi globali 2016 e la loro evoluzione rispetto al 2015: si vede chiaramente come l’immigrazione sia esplosa come probabilità (anzi, come realtà attuale) e come impatti.

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Le conseguenze sul piano sociale ed economico, oltre che umanitario, sono note. Così com’è evidente che l’Europa è divisa e impreparata sull’argomento. Su Hic Rhodus ne abbiamo molto parlato, dedicando al tema un “dossier” che potete ritrovare per intero seguendo QUESTO link. Il problema, segnalano gli estensori del Rapporto, continuerà ad avere estrema gravità più nei prossimi 18 mesi che nei prossimi 10 anni (vedi prossima figura); ciò significa acutezza della crisi estremamente concentrata nel tempo, in questo 2016 e nel prossimo 2017; continuità nel picco delle masse di disperati che busseranno alle porte di un’Europa già incapace ora di dare risposte adeguate.

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Il cambiamento climatico e l’incapacità di risposte è il secondo grave rischio, anch’esso in crescita e (figura sopra) di continua rilevanza nel prossimo decennio. Il problema del clima influenza pesantemente quello della produzione di cibo e quindi dell’uso del suolo e del consumo d’acqua. Tranne limitate aree situate principalmente nell’emisfero nord (rarissime quelle a sud), un eventuale aumento di 2-3° nella temperatura globale produrrà, entro il 2050, un crollo drammatico nella produzione agricola (pp. 50-51 del Rapporto). Le interconnessioni con l’aumento della popolazione, la stabilità sociale, i mercati e altro sono ovvie (ci torneremo più avanti) e l’agenda internazionale non potrà che focalizzarsi per anni su questo tema. Hic Rhodus ne ha parlato QUI con riferimento al riscaldamento globale e QUI per le interconnessioni fra clima, agricoltura, migrazioni etc.

La crisi idrica è il terzo drammatico rischio che può apparire lontano ai cittadini europei ma che è, con tutta evidenza, collegato al tema precedente e che compare al primo posto fra i rischi permanenti nei prossimi dieci anni. Come vedete dalla figura sottostante (clic per ingrandire) sarà il problema numero uno per Africa, Medio Oriente e Sudest asiatico, vale a dire in aree spesso già in crisi per guerre e migrazioni. Non per caso il Rapporto include le crisi idriche nei rischi sociali, per le conseguenze che potranno avere: conflitti per il controllo dell’acqua, migrazioni.

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I conflitti fra nazioni sono il quarto grave rischio, di molto alta probabilità e notevole impatto. Benché sia considerato problema numero uno per l’Asia (Russia inclusa) è intuitivo che il problema (terzo per importanza nelle prospettive a 18 mesi) ha un’estensione generale: il Medio Oriente e l’Africa sono devastate dai conflitti, con conseguenze economiche e sociali gravi, ma abbiamo visto sparare anche in Europa… Indubbiamente l’espansionismo cinese, la follia nordcoreana e la crescente aggressività russa fanno volgere lo sguardo a Est con legittima preoccupazione.

I successivi cinque rischi globali occupano posizioni simili (si veda la figura iniziale) per probabilità e impatto, e riguardano, tutti, elementi socio-economici, oltre al tema dei cyberattacchi: crisi finanziaria, disoccupazione, instabilità sociale, stanno ben attraversando anche l’Europa per non poter dire che non conosciamo le questioni, alcune delle quali considerate appunto fra le più spinose (dopo l’immigrazione) proprio nel nostro continente. Rimando al ricchissimo e ben costruito Rapporto per i vostri approfondimenti, e vorrei concludere con la necessità di leggere le interconnessioni fra questi problemi. Gli estensori ci aiutano con questa ulteriore figura:

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Al centro trovate i maggiori elementi di crisi (profonda instabilità sociale, immigrazione, conflitti…) dai quali partono collegamenti ad altri fattori, altri elementi: tutto si compone in una sorta di gigantesco e drammatico scenario dove i cambiamenti climatici favoriscono le guerre, che inducono immigrazione, che genera instabilità eccetera; la disoccupazione induce instabilità sociale, si collega e aggrava la crisi fiscale che fa fallire le politiche finanziarie… Tutto si collega a ciascuna altra crisi potenziale, l’esalta, la provoca, la sostiene e ne riceve a sua volta forza incrementale. Tutto ciò significa che non si può pensare di risolvere una di queste crisi (per esempio l’immigrazione) ignorando ciò che l’ha provocata e ciò che a sua volta induce.

La conclusione del Rapporto ci sembra la migliore chiusura anche di questa breve presentazione:

The 11th edition of The Global Risks Report has explored how global risks are becoming increasingly imminent and materializing in new and sometimes unexpected ways. From climate change to the imperative for improved water governance, from large-scale involuntary migration to reviving growth in the Fourth Industrial Revolution, global risks are affecting the lives of citizens and the functioning of institutions and economies. We now need to move beyond mitigation to adaptation and building resilience. Understanding the drivers of the global security landscape, boosting governance and strengthening policy agility is ever more important. Building a better understanding of how the new security landscape and technological change will impact countries, economies and peoples’ lives is, therefore, essential for building sustainable, resilient growth strategies and stable societies. Global risks remain beyond the domain of just one actor, highlighting the need for collaborative and multistakeholder action – the key message that The Global Risks Report series has highlighted over the past decade. Recognizing joint interests and aligning stakeholders on key priorities across the different areas of global risks is the first step to make action through collaboration happen. We hope that this Report will contribute to recognizing the need for action, create an imperative towards greater resilience, and motivate change and concrete action towards a better future for everyone.

In sostanza: dalla mitigazione degli effetti delle varie crisi alla resilienza (capacità attiva di adattamento); necessità di un’azione congiunta fra molteplici attori, perché nessuno, da solo, può affrontare temi di questa portata. Ma serve un’agenda globale. Serve un pensiero condiviso. Serve una visione.

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