La peonia petalosa

Nella triste cronaca preapocalittica, dopo avere parlato della Mossa del Cavallo – che ora si chiama, udite! Lista del Popolo per la Costituzione – e di Liberi e Uguali, ci tocca una menzione alla lista di Beatrice Lorenzin, Civica Popolare. Una menzione piccola piccola, come piccolo è il partitino che, alleato a destra del PD (e in quanto tale da tempo previsto) raccoglie ben 5 micropartiti che cercano qui una sintesi:

  • Italia dei valori; un partito meteora, come tutti quelli portati avanti da individui provenienti dalla prepolitica (eccezion fatta per Berlusconi); come sapete Di Pietro, il fondatore del partito che arrivò a prendere 28 seggi alla Camera 2008 e che fu ministro nel primo governo Prodi, ha abbandonato il partito perché troppo renziano; ora Di Pietro, mentre coerentemente il partito si allea alle politiche col PD, cerca candidature… quasi quasi col PD!
  • Centristi per l’Europa, che poi sarebbe Casini fuggito dall’UDC spostata su posizioni antirenziane. Occupa lo stesso spazio politico e culturale di Alternativa Popolare;
  • Unione per il Trentino: ex Margherita, a base regionale;
  • Italia è popolare di Ciriaco de Mita; neonata micro formazione irpina;
  • Alternativa Popolare di Beatrice Lorenzin, il partito ex Nuovo CentroDestra, sempre area cattolico popolare come i Centristi per l’Europa.

Civica Popolare non è un partito, ma una lista di frantumi centristi, sostanzialmente della galassia cattolica ex-DC e quindi ex-Margherita o ex-NCD o ex qualcos’altro, con l’aggiunta dell’Italia dei valori che ha una storia a sé di impronta laica e di orientamento ideologico incerto, a volte sostanzialmente destrorso, a volte più ammiccante a sinistra ma comunque da sempre alleato al centrosinistra. C’era bisogno di questa operazione? Chiaramente sì per motivi strategici e tattici: quelli strategici riguardano la necessità (altre volte prevista da HR) per il PD di avere un alleato a destra e uno a sinistra (quest’ultimo ancora da trovare) per un’offerta politica che possa attrarre componenti variamente definibili democratiche, riformiste, moderate, che però non intendono votare il partito di Renzi. La necessità tattica riguarda invece il destino politico di tanti residui del frullato democristiano che, dopo averne provate di tutte, hanno bisogno di un contenitore in grado di rappresentarli e di superare gli sbarramenti.

A questo punto al PD manca l’alleato di sinistra (andava bene Pisapia, non va bene Grasso, a mio avviso, ma la realpolitik ha logiche imperiose) e anche un’altro, sempre di chiara impostazione riformista, di natura liberale, ruolo che potrebbe essere occupato da +Europa di Emma Bonino (ma solo fra qualche giorno scioglieranno le ultime riserve e ci faranno sapere).

Il nerbo di Civica Popolare è comunque costituito da Alternativa popolare e, se vogliamo dirla tutta, da Beatrice Lorenzin. E punto. Scivoloni clamorosi a parte, come la patetica giornata per la fertilità, la Ministra se l’è cavata abbastanza bene su diverse questioni spinose: caso Stamina, gestione della polemica antivax per esempio. Ma su questioni più sensibili al tipico elettorato cattolico (unioni civili, fecondazione eterologa…) le sue posizione sono ampiamente conservatrici e proibizioniste. Niente di nuovo, quindi. Sempre con l’eccezione (solo di facciata) dell’Italia dei valori, i civici popolari sono i normali e ben noti discendenti dei politici cattolici “aperti”, che significa ristretti sulle posizioni etiche relative a sessualità e famiglia, ma propensi a politiche sociali distributive, assistenziali, popolari, retaggio di una dottrina sociale della Chiesa che ha visto molti illustri politici dal dopoguerra ad oggi. Indubbiamente la loro collocazione è nel centrosinistra, e li immagino collaborativi – se eventualmente al governo col PD – in tutte le iniziative riformiste tranne in quelle sensibili che in questi anni hanno invece visto la luce grazie al governo a guida PD: divorzio breve, testamento biologico, unioni civili… Tutto si giocherà sul numero: se il centrosinistra sarà al governo per pochissimi seggi, i pochi della Lorenzin potranno favorire o bocciare le proposte a seconda del gradimento; nell’improbabile caso di una vittoria per più largo margine, il gruppo della Lorenzin avrà poco significato e le forze centrifughe interne porteranno a nuove scissioni.

Articoli precedenti del Dossier Politiche 2018:

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