La Costituzione è come la pelle dei c… Ognuno la tira dove gli piace

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È un proverbio toscano (la parte sulla pelle, non il riferimento alla Carta), quindi saggezza popolare, mi perdonerete la caduta di stile. Il fatto è che trovo spesso riferimenti costituzionali sostanzialmente inaccettabili nello spirito e nella sostanza, ma vagamente (solo vagamente) corretti a una lettura molto ristretta, meramente sintattica. Questa lettura è generalmente un po’ ottusa e di parte, serve come formula giustificativa per sostenere proprie opinioni, un po’ come il “Dio lo vuole!” delle crociate. Gli esempi sono il-lavoro-un-diritto-costituzionale-art-4_thumbnumerosi, dal presunto diritto al lavoro perché la Costituzione recita essere, l’Italia, “fondata sul lavoro”, ai diritti acquisiti pretesi pressoché su tutto perché stabiliti in Costituzione; dall’organizzazione borbonica delle autonomie locali, intoccabile senza ledere dei diritti costituzionali (si vedano i ricorsi alle proposte di accorpamento dei piccoli comuni) fino all’abusatissimo concetto di “sovranità”, grande slogan populista di questi tempi. Proprio quest’ultimo è il tema di un post Facebook da me recentemente intercettato, che è all’origine di questa riflessione:

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Entrando nel merito di questi asserti se ne può facilmente confutare non solo la ragionevolezza ma proprio i fondamenti logici. Il citato art. 11 della Costituzione recita, infatti:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

A mio avviso è utile anche considerare il primo comma dell’art. 10:

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La Costituzione, quindi, prevede un diritto internazionale al quale l’Italia deve sottostare, anche con le limitazioni di sovranità necessarie. Fin qui il falso palese della dichiarazione estrapolata da Facebook che deve essere completato con un piccolo esercizio di logica, quella logica che manca completamente ai demagoghi. Se io mi metto d’accordo con te per venderti un chilo delle pere del mio frutteto a un Euro, è evidente che ho accettato (assieme alla controparte) di fare una concessione: mi privo delle mie legittime pere a fronte dell’Euro di cui acconsenti a privarti tu. marioneTraslato a livello internazionale: io concedo il libero passaggio di persone, beni e servizi sul mio territorio (privandomi di quell’elemento di sovranità che mi consentirebbe di regolare codesto traffico) in cambio di un’analoga concessione tua. Entrambi cediamo sovranità, entrambi guadagniamo in mobilità, libertà, commercio eccetera. Questa del libero passaggio è un esempio piccolissimo per trarre una sorta di legge generale: nei trattati ci si fanno concessioni reciproche, ritenute vantaggiose per le parti. Se questi trattati diventano, poi, organizzazioni strutturate come l’Unione Europea, allora la cessione di sovranità non riguarda più un insieme di elementi negoziati uno a uno, ma una cornice generale che può stabilire regole per tutti i partecipanti; regole, ricordiamo, in cui tutti sono chiamati a dare un contributo e dove spesso vige il diritto di veto. Essere membri dell’Unione significa avere ceduto sovranità (esattamente come hanno fatto i francesi, i tedeschi, gli spagnoli etc.) a favore di vantaggi maggiori e superiori, di una sorta di “sovranità collegiale”. Naturalmente è legittimo dire che tali vantaggi sono scarsi e che potremmo fare meglio da soli, ma prendersela con una presunta “cessione di sovranità” come se solo noi italiani l’avessimo svenduta per un piatto di lenticchie no, questa è solo stupida propaganda che solitamente tracima nella possibilità di stampare la Lira e tornare a una benemerita politica monetaria “sovrana” inflazionistica.

Ma il tema che voglio affrontare in realtà è diverso e più complesso. Riguarda questa apparente stranezza relativa al fatto che, pur essendo scritta, chiara e in lingua italiana, si trovano interpretazioni così differenti, tali da consentire a persone e gruppi politici di strillare il loro sdegno e, cosa più importante, tali da consentire così tanto lavoro alla Corte Costituzionale. Com’è possibile?

1385673_652160784835018_1305727572_nPer spiegare la stranezza faccio un giro largo: siamo nei primi del ‘600, fra Venezia, Firenze e Roma, e la dottrina della Chiesa – appoggiandosi su un passo peraltro non chiarissimo del “Libro di Giosuè (X, 12-13)” – difende il sistema tolemaico come cosmogonia conforme al pensiero religioso. Copernico ribalta quel sistema e toglie la Terra dal centro dell’universo collocandovi il Sole; Galileo offre una dimostrazione empirica della verità di Copernico e viene condannato perché la sua dimostrazione confuterebbe la Bibbia, parola di dio (per approfondire rimando QUI). Salvo fondamentalisti, oggi la posizione della Chiesa è evidentemente pro-Galileo; ciò vuol forse dire che la Chiesa ritiene che Giosuè abbia sbagliato? No, semplicemente la Chiesa cattolica (e la maggior parte delle principali religioni cristiane) comprende che molte parti dei testi sacri non sono da prendere alla lettera; sono stati scritte da uomini semplici per uomini semplici, con allegorie, visioni mistiche da interpretare, ed errori materiali che non sconfermano il messaggio principale di Dio. Ecco qui: la Bibbia (e ogni sacro testo di qualsivoglia religione) è da interpretare, e le interpretazioni sono continuamente variate nei secoli, a seconda del clima culturale dell’epoca, delle esigenze sociali e delle convenienze della Chiesa.

Tutti i testi sono da interpretare. Tutti, nessuno escluso. È l’ABC della semiotica e molto tempo fa ne scrivemmo con abbondanza su HR in quattro articoli da leggere in quest’ordine:

Sono da leggere e interpretare non solo i romanzi e le poesie, ma anche i testi sacri, tecnici, giuridici, storici e via discorrendo: è da interpretare la Bibbia, ma è da interpretare anche la Costituzione. Il fatto che “ci sia scritto così”, significa qualcosa per me e qualcos’altro per te. A seconda della nostra capacità interpretative e dell’orizzonte valoriale entro cui ci muoviamo.

Questi due fattori sono ineludibili: la capacità interpretativa della Costituzione richiede che se ne conosca il contesto storico in cui fu scritta e i significati delle mediazioni che all’epoca si fecero (un esempio significativo di questa ricostruzione storica la trovate QUI), oltre a conoscere bene il diritto costituzionale. Riguardo all’orizzonte valoriale non c’è scampo: se siamo mossi da passioni politiche profonde, da ideologie pervasive, da emozioni e pulsioni dogmatiche non c’è scampo alle interpretazioni faziose, così come se la guida a tali interpretazioni è guidata da demagoghi ben consapevoli, che utilizzano l’ignoranza popolare come strumento di agitazione, di pressione, di consenso.

La conclusione è particolarmente ottimista. Ci siamo scannati il 4 Dicembre non per i sacri principi della Costituzione (e questo si sapeva) né per la democrazia. Almeno: non per un oggettiva Costituzione o per una Democrazia cristallina e chiaramente definita, ma per le idee che ne abbiamo, per come le capiamo, per come le leggiamo alla luce di nostri convincimenti, umori, passioni, fantasia, interpretazioni che solo un po’ (per alcuni poco, per altri un pochino di più) hanno a che fare con ciò che realmente intendevano i Padri della Patria, i costituzionalisti, i politici, i nostri altri concittadini. Abbiamo misurato le diverse declinazioni delle nostre capacità interpretative e più ancora delle nostre passioni. Come sempre.

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