L’impossibilità del dialogo politico entro il PD (e non solo)

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Leggo le dichiarazioni di eminenti politici del PD che “si parlano” attraverso post ospitati sull’Huffington Post; l’interessante intervento di Vannino Chiti che spiega che la sinistra interna sbaglia strategia; Matteo Mauri che si appella a Cuperlo affinché non regali l’ennesimo successo agli avversari e la garbata risposta di Cuperlo che argomenta le ragioni del disagio della minoranza dem. Analoghe dichiarazioni di vari protagonisti, nel tempo, non solo sull’HuffPost. Leggendo si capisce una cosa molto semplice: hanno ragione tutti; hanno torto un pochino tutti. Ma, specialmente, ognuno parla di cose diverse, sostanzialmente inconciliabili. Credo che assisteremo sempre più a questi dialoghi fra sordi, ciascuno preso dal proprio senso delle cose, che configura una sua specifica verità sostanzialmente irriducibile alle altre.

Ci sono delle ragioni molto chiare del perché è impossibile capirsi. Queste ragioni, che tratterò sommariamente qui, ci pongono di fronte a un enorme dilemma politico rispetto al quale non ci sono soluzioni. Perlomeno non ne vedo molte se non traumatiche. Le cose di cui vorrei parlare sono già state trattate, su Hic Rhodus, in diversi post, alcuni piuttosto dettagliati nella loro argomentazione. Deluderò quindi alcuni lettori proponendo una carrellata di queste argomentazioni con rinvii ai diversi precedenti articoli. Questo consentirà al lettore frettoloso di capire il senso generale senza perdere tempo e correre alle conclusioni, mentre il lettore analitico potrà approfondire i diversi temi, passandoci un po’ di tempo, ma guadagnando in compenso un quadro piuttosto articolato e completo di questioni che sono abbastanza serie, che hanno conseguenze importanti oggi (la frammentazione e l’impaludamento della politica, non solo italiana; la mancanza di un orizzonte chiaro capace di dare speranze…) ma ne avrà di ancora più drammatiche in futuro. Con i molti rinvii il post non sarà bello, ma sarà chiaro. Il quadro che ci ha portato alla presente situazione è così rappresentabile:

1) il cambio epocale che, iniziato all’incirca con la caduta del muro (non a causa della caduta del muro; sto solo fissando un punto temporale) ha portato da un lato a un grande rimescolamento geopolitico (pensiamo solo al ruolo della Cina) e dall’altro all’enorme esplosione tecnologica e a Internet; di questo abbiamo scritto QUI;

fassina-civati2) l’incremento della complessità sociale, che ovviamente era ben visibile precedentemente, quanto meno a partire dagli anni ’70, ma che – in conseguenza del precedente punto – è diventato il problema; detto meglio: la complessità non è un problema, è semplicemente il nome che diamo all’enorme ed esponenziale aumento delle relazioni, di varia natura e livello, fra individui, con possibilità di collocarsi su piani differenti e irriducibili l’uno all’altro (i vari ruoli che ciascuno ricopre). La complessità rende sempre più difficoltoso il governo della cose perché ardua ne diventa la comprensione; abbiamo spiegato il concetto QUI;

3) il linguaggio ci mette lo zampino; indipendentemente dai due punti precedenti, ma certo con un’esaltazione degli effetti dovuti ai due punti precedenti, ci sono questioni intrinseche, dovute alla natura e alla struttura del linguaggio, che rendono possibili fondamentali incomprensioni al livello connotativo, ovvero relative al senso di ciò che si dice (contrapposto a ‘significato’, che riguarda il livello denotativo); queste difficoltà comunicative sono presenti a tutti i livelli, anche discutendo di questioni banali e quotidiane, ma naturalmente aumentano enormemente trattando concetti complessi: amore, pace, giustizia… e naturalmente molti concetti politici. Sul ruolo del linguaggio e i suoi pericoli abbiamo scritto un trittico (ahivoi!) da leggere in quest’ordine: prima QUESTO, poi QUESTO e infine QUESTO;

4) non esiste una “verità” sociale: a questo punto non sarà difficile comprendere che una verità, un punto fermo e indiscutibile, non può esistere; che non possa esistere in assoluto è difficile da argomentare, per cui accontentiamoci di dire che non può esistere in un contesto sociale, di interazione, di confronto fra idee; questo punto fondamentale è stato trattato QUI;

5) malgrado ciò resistono sacche ideologiche che fanno velo a tutto quanto sopra; chi è affetto dal morbo ideologico non impara dalla storia, non vede la complessità, crede che le sue parole sia chiarissime (diamine, tutti quelli che la pensano come lui lo capiscono benissimo!) e soprattutto – questo punto è veramente essenziale – ha la certezza assoluta di capire le cose, vedere la verità. E la verità ideologica è un costrutto (o meglio un insieme di costrutti più o meno logici) che si sottraggono a qualunque analisi critica perché ancorato a una verità esterna, terza, a priori; ne abbiamo trattato QUI.

1416854914-cuperloA beneficio dei pochi lettori scrupolosi che sono andati a leggere i diversi post linkati arriverò a brevi conclusioni perché li immagino sfiniti.

Semplicemente i punti sopra presentati, da 1 a 5, impediscono la reciproca convergenza verso un punto di equilibrio; non è come il prezzo delle zucchine al mercato dove si può contrattare; non è neppure come un teorema di algebra che si risolve in quel dato modo e basta; e non è neanche come l’espressione di opinioni al bar Sport dove ognuno dice la sua e finisce lì. È tutto molto più complicato perché è tutto appassionato; è appassionato perché ammantato di “verità”, investe l’identità profonda delle persone. Non potete convincere i cattolici della giustezza liberale dell’eutanasia, non potete argomentare a Fassina la potenzialità del Jobs Act, non potete negoziare con Salvini la necessità di un’equilibrata immigrazione produttiva, non potete concordare con Meloni i matrimoni omosessuali… Anche al netto di posizioni politiche ipocrite, sostenute per convenienza politica, oggi (anche ieri, ma maggiormente oggi) la convergenza fra chi siamo e ciò che sosteniamo ci impedisce di arrivare a quei compromessi che la politica è vocata a cercare.

È in questo contesto che occorre capire come dentro il PD non ci sia possibilità di sintesi fra l’ampio gruppo renziano al potere da un lato e minoranze (cattolica e radicale) dall’altro. In questi mesi le effimere convergenze sono state tattiche (non voglio dire opportunistiche), accettate per momentanei e presunti vantaggi di posizione, come in un complicato gioco di ruolo (come abbiamo scritto QUI) ma la convivenza diverrà via via più difficile. La minoranza di sinistra, per esempio, non può continuare a vivacchiare sperando di non morire, politicamente, di insignificanza ma non può neppure semplicemente andarsene perché sa che a sinistra del PD non ci sono veri spazi politici, come sottolinea Battista. Ecco allora il fuoco e le fiamme che dalla convention di Perugia di pochi giorni fa arrivano a Renzi, e il ritorno di fuoco che Renzi manda loro. Che non è più politica, o almeno non dovrebbe esserla, ma si riduce a epiteto, scherno, etichetta, mistificazione. D’Alema che tratta da arrogante Renzi fa venire in mente il vecchio adagio sul bue e l’asino. Renzi che si proclama di sinistra dovrebbe chiarire cosa intenda (su questo punto suggerisco di leggere QUI). Bersani che rivendica la storia dell’Ulivo dovrebbe anche ricordare la storia delle sconfitte dell’Ulivo, cui lui e D’Alema hanno ampiamente contribuito. E via discorrendo.

R600x__gotor_bersaniSi potrebbe anche dire che a sinistra, almeno, qualcosa si muove; si litigherà pure, ma almeno si discute; ci sono problemi con le primarie, ma almeno si fanno… mentre al centro e a destra c’è un totale vuoto pneumatico. Non si fanno primarie e non si litiga così rumorosamente per la sottigliezza dei leader (e non mi riferisco a sottigliezze intellettuali) e il da tempo avvenuto spappolamento politico. In realtà non mi sentirei affatto di dire “almeno a sinistra…” perché quella che vediamo non è politica ma un suo simulacro. Politica è cercare soluzione accettando di pagare il prezzo per decisioni difficili e forse sbagliate; è riconoscere la dignità degli interlocutori ricevendone pari riconoscimento in cambio, e quindi negoziare non ideologicamente una soluzione ai problemi in agenda. Tutte cose sconosciute nel panorama nostrano. In conclusione la situazione è seria. Vuoto di idee, incapacità di dialogo, ideologismo, tradimenti, defezioni. E mentre assistiamo impotenti a questo disastro Renzi avanza come un rompighiaccio almeno fino all’Autunno, quando ci sarà la resa dei conti del referendum sulla riforma costituzionale.

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