Vocabolario di una sconfitta: 3 – Sinistra

La prima parte di questo ragionamento la trovate qui: Vocabolario di una sconfitta: 1 - Uguaglianza e le sorelle diventate di destra.
La seconda parte qui: Vocabolario [...] Restiamo umani? Speriamo di no!

Prima parte: essere “di sinistra”?

È certamente in parte colpa mia, che non sono chiaro. È colpa di come funziona un blog, che se una cosa l’hai scritta anche 10 volte non puoi pretendere che i lettori, semmai nuovi, vadano a cercare se per caso, nel passato, quella cosa l’hai già chiarita… Ed è un po’ colpa di quei lettori che insistono a criticarmi se uso ‘destra’ e ‘sinistra’ nelle mie argomentazioni, e questo po’ di colpa loro la spiego più avanti. Ma poiché Sinistra è una delle parole della nostra sconfitta, ed è quindi pertinente al ragionamento che andiamo facendo, scriverò ancora una volta su questo concetto, come sia utilizzato erroneamente, come sia parte del repertorio lessicale del Novecento e bisognoso, quanto meno, di alcuni chiarimenti. E poiché, come detto, ne ho già scritto a josa, questo post sarà abbastanza breve perché un blog è come il maiale, non si butta via niente, e chi è interessato alle profonde argomentazioni arzigogolate che anche a me piacciono tanto se le potrà leggere con calma rinvio dopo rinvio.

1 – Sinistra e Destra sono solo etichette. Indicano grossolanamente delle aree politiche che si suppongono contrapposte, e poiché l’indicazione è, appunto, grossolana, serve un Centro nell’area intermedia, poi un Centro-Sinistra col trattino, uno senza trattino che già viene distinto dai politologi raffinati (Centrosinistra) e via via enumerando. Queste etichette sono comode quanto portatrici di errori; semplificano i ragionamenti (come scritto in post precedenti) ma li stereotipizzano. Pro e contro. Il problema delle etichette, e la loro inadeguatezza nella discussione politica, mi è chiara ed è stata da me discussa in un post che trovate QUI.

2 – Restando su ‘Sinistra’ e ‘Destra’, che abbiano un significato nella diversificazione di macro-programmi politici, che si possano distinguere nettamente nelle visioni di mondo, di valori, di culture, non può essere negato; molta acqua è passata sotto i ponti dalla fine dell’Ottocento e per tutto il Novecento ma, come macro-categorie politiche, ‘Sinistra’ e ‘Destra’ hanno tuttora dei significati abbastanza chiari, distinguibili, contrapposti. Di questo ho parlato più volte, sin da QUESTO post che ritengo tuttora una base di partenza adeguata.

3 – Il problema si pone, a mio avviso, quando da un’etichetta (troppo generica come detto…) politologico-filosofica passiamo a una sua ipostatizzazione ideologica. Vale a dire: quando da descrittore approssimativo la trasformiamo in certificazione di una verità. Il problema in questione si è posto chiaramente nel campo della Sinistra (non in quello opposto) a causa della predominante presenza di partiti marxisti che nel Novecento hanno egemonizzato l’area, sostanzialmente espellendone molte componenti che avrebbero avuto buon titolo per restarvi (cattolici progressisti, liberal-socialisti, azionisti…). La ragione di questa trasformazione si chiama “ideologia”, e ne ho trattato abbastanza approfonditamente QUI. L’ideologia (in questo caso: marxista) ha una veste quasi sacrale; diviene indiscutibile; diviene dottrina; diviene dogma. Per almeno 4 o 5 decenni, dal secondo dopoguerra, essere “di sinistra” ha voluto dire per molti “essere comunisti” (marxisti, filo-sovietici, per la dittatura del proletariato…), ed essere “di destra”, per costoro, ha voluto dire essere avversari, nemici del popolo, fascisti. È questo slittamento semantico (ancora una volta) che ha portato, oggi, a percepire come inadeguata l’etichetta.

4 – Al di là della Bolognina di Occhetto e dello strappo di Rifondazione, è solo con Renzi che si palesa – a mio avviso – la possibilità di essere “di sinistra” senza essere comunisti, quasi comunisti, ex comunisti, reduci del glorioso avvenire e via discorrendo; infatti si è visto cos’è successo. Il rigurgito ideologico (ormai neppur più marxista in senso filologico) è stato troppo forte in chi, Bolognina o non Bolognina, restava ancorato a dei principi, valori, linguaggi intesi come dogma: Fassina, Bersani, Gotor e compagnia non hanno tollerato il programma di Renzi (oltre al suo atteggiamento) non già in quanto errato nei contenuti, ma in quanto estraneo al linguaggio della sinistra demagogica. Su questo punto si sprecano i nostri articoli; mi limito a segnalare QUESTO, di inquadramento generale, del settembre ’15, e QUESTO, più recente, dove sottolineo l’avvicinamento della sinistra radicale al populismo.

5 – Perchè quindi anche ‘Sinistra’ fa parte del vocabolario della sconfitta? Perché – grazie alla sinistra radicale, grazie a Bersani, D’Alema & Co., grazie all’erosione dall’interno del PD renziano, la sinistra è apparsa egemonizzata non tanto dai comunisti trinariciuti quanto da ottusi seguaci di marchingegni retorici novecenteschi, assolutamente inadeguati a spiegare la società contemporanea. ‘Sinistra’ è stata ed è – per molti – sinonimo di sterile polemica bersaniana, di bigotta propaganda fassiniana, di irriducibile sconfitta ideologica dalemiana. L’idea di ‘sinistra’ come un’area con valori ampi e inclusivi, capace di attrarre liberali, moderati, riformisti (come era nelle intenzioni di Renzi) non è transitata e, anzi, è stata accusata di intelligenza col nemico (Renzi figlioccio di Berlusconi, Renzi uomo di destra ex democristiano, il Patto del Nazareno come inciucio…). Chi – fra i nostri lettori – mi accusa di utilizzare questi termini stantii, è dentro questa lettura concettuale e – mi permetto – sbaglia. O quanto meno si inserisce nel filone di coloro che perpetuano un modo di intendere sterile, inattuale, sconfitto dalla storia ma – questo per me è importante – sconfitto malauguratamente nelle urne con grave danno per tutti i democratici, come proverò ora a spiegare.

Seconda parte: come vogliamo definirci?

A questo punto va bene; buttiamo via questo termine desueto troppo intrecciato al concetto ideologico del Novecento. Ci serve comunque un modo per definirci; per definire noi, coloro che pensano in un determinato modo la politica, contrapposto a un loro (o a molteplici loro…): una bandiera, un segno, un appellativo, per evitare – nei nostri discorsi – lunghi panegirici (“noi che ci riconosciamo in questo, in quest’altro, in quell’altro, ma non in quella cosa là e neppure…”). Se vi va bene possiamo stabilire che noi ci autodefiniamo “Noi”, e loro li chiameremo “Loro”. Ogni volta quindi che scriverò “Noi” intenderò noi democratici, riformisti, buoni, che una volta ci definivamo di sinistra ma non va più bene, che vogliamo l’Euro, che non avremmo respinto le navi coi migranti… Certo che, se anche Loro decidono di autodefinirsi “Noi”, si creerebbe confusione. Allora potremmo chiamarci “Gialli” (adoro il giallo) e Loro si scelgano il colore che gli piace. Così potremmo dire, semplicemente, “i Gialli – cioè Noi, quelli buoni – si devono impegnare per battere il governo Salvini e i suoi alleati Blu (detesto il blu)”.

Sto scherzando. Sto cercando di dire che ci serve un termine non già perché siamo nominalisti e amanti delle etichette ma per poterci intendere, così come abbiamo un termine che è |tavolo|, un altro che è |cane| e un altro ancora che è |Sole|, così ci serve una etichetta che, evidentemente, non ha importanza per il suono che produce ma per il concetto che trasmette, per la sua semantica.

Qual è la semantica sottesa a Noi Gialli? Quella che deve sfuggire alla retorica ideologica di ‘Sinistra’? Io mi permetto intanto di proporre la mia, in rigoroso ordine di importanza:

NOI GIALLI SIAMO
Razionalisti
Laici
Inclusivi
Meritocratici
Europeisti

Alcune spiegazioni per prevenire alcuni lettori molto precisini:

Per PRIMA cosa c’è il razionalismo. Se il termine non vi piace chiamatelo “cromo” o come vi pare. Significa semplicemente che sono bandite le ideologie e le scelte aprioristiche. Per Noi Gialli una cosa non è buona solo perché è gialla, né una può essere cattiva solo perché è blu. Una cosa è buona oppure no (o, più probabilmente, in parte buona e in parte no) sulla base di evidenze, di prove, di sperimentazioni e di valutazioni. In un Paese Giallo i NoVax sarebbero presenti solo in un gruppo Facebook, per capirsi, e l’Italia avrebbe il primato europeo delle vaccinazioni; il razionalismo giallo impone di fare il massimo di bene al maggior numero di persone al minor prezzo, e se ci si sbaglia (i Gialli sono razionalisti ma sbagliano anche loro) vorrà dire che si è imparato dagli errori.

I Gialli poi sono laici che, a ben guardare, è una logica conseguenza del punto precedente. Viva la libertà religiosa nella rigorosa laicità dello Stato e delle istituzioni. Viva il pluralismo etico e le scelte di vita come a ciascuno pare; i Gialli sono libertari, sono per tutti i diritti a tutti in un quadro chiaro di doveri civici collettivi. I Gialli se ne infischiano con chi si va a letto, cosa si mangia, che dio si prega, ma i Gialli sono tremendi con chi approfitta delle libertà per sopraffare il prossimo e diventano furiosi con pedofili, femminicidi eccetera.

I Gialli sono inclusivi – grande, enorme differenza dai Neri e dai Blu. Inclusività è la vera nuova uguaglianza. Inclusivi coi deboli, tutti e sempre. Uno Stato Giallo non abbandona i suoi disabili, anziani, poveri, né abbandona i migranti ma – e questo ‘ma’ è fondamentale, con criterio: i disoccupati vanno sostenuti, ma devono rendere conto alla collettività; i migranti vanno accolti con dignitià, ma entro il possibile, in un quadro internazionale che deve affrontare un problema strutturale (su HR lo abbiamo spiegato fino alla nausea).

I Gialli sono meritocratici. Non esistono i diritti acquisiti. Non esiste il posto di lavoro eterno. Non esiste lo scarico di responsabilità. Tutti, nessuno escluso, hanno un ambito di responsabilità piccolo o grande e ne rispondono; il merito sarà premiato; il demerito sanzionato.

I Gialli sono Europeisti; un Governo Giallo porrebbe mano con immediatezza e rigore al debito pubblico per tornare ad essere, in Europa, un interlocutore rispettato.

Quindi, stabilito bene chi siamo NOI GIALLI, se volete possiamo continuare a definirci così e a me andrà benissimo. Oppure possiamo utilizzare senza paura l’etichetta “sinistra” (noi di sinistra) intendendola nel modo chiaro e anti-ideologico già chiarito.

Chi non è d’accordo, chi ritiene non sia affatto ideologico credere nel Sol dell’Avvenire, chi intende uguaglianza nel modo Novecentesco (a mio avviso deleterio, si veda la prima puntata di questo trittico), si trovi il nome che vuole: noi, qui su HR, l’abbiamo via via chiamata “sinistra radicale”, o “sinistra-sinistra” o in altro modo; “sinistra marxista”? “Sinistra bersaniana”? Non mi importa; Semmai potete scegliervi anche voi un bel colore, suggerirei il Rosso. Oggi al governo ci sono veramente i Neri, reazionari fascio-populisti; qualche Blu deve decidere da che parte stare; i Rossi coltivino le loro speranze di arrivare, alle prossime elezioni, al 3%. Noi Gialli, invece, dobbiamo scrollarci i residui di polvere, buttare via gli occhiali ideologici, imparare un nuovo lessico e organizzarci per abbreviare il più possibile questo buissimo periodo.

13 commenti

  • Mi scusi, le faccio un appunto. Non pensa in questo suo quadro manchi una discriminante antica ma molto importante, che possiamo definire come “ruolo dello Stato nel sistema economico”? Posto che ad oggi a mio avviso in Italia vige la dominanza di un unico partito statalista trasversale all’agone politico, in via programmatica servirebbe connotare una forza politica anche in base al suo giudizio sul ruolo dello Stato nell’economia e su quello del Mercato

    • Sì. Ma questo vorrebbe dire entrare nel ginepraio liberismo-socialismo e altri analoghi. Un elemento che ho voluto, al momento, lasciar fuori (ma che abbiamo trattato in molti altri testi).

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    “Noi Gialli siamo razionalisti.”
    A me non sembra cosi’… e faccio ricorso alle parole di Gianni Pardo:
    “Forse il discrimine tra sinistra e destra è che da una parte c’è l’idealismo e dall’altra il realismo. Intendendo per idealismo il desiderio dell’assoluto meglio per tutti, spesso senza prendere in considerazione né i mezzi a disposizione né, addirittura, la natura umana com’è (ragione per la quale ha fallito il comunismo). E intendendo per realismo la voglia di essere soltanto razionali, e dunque di fare il possibile in concreto, non l’assoluto desiderabile. L’idealista guarda ai sogni, il realista agli interessi.”

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    Prezzolini, nel suo “Manifesto dei conservatori”, pone tra i valori della sinistra: “Utopia, astrattismo”, “Il mondo come si vorrebbe che fosse”, “Ottimismo”, “Ideologia”, e tra quelli della Destra “Realismo”, “Il mondo come è sempre stato”, “Pessimismo”, “Valore dei fatti”…
    È forse una contrapposizione troppo comoda, questa di Prezzolini (e di altri…), che puo’ contraddire il sentire di chi si considera di sinistra o invece di destra.
    Ed è questo mio giudizio una dimostrazione, credo, di realismo…

  • Mi pare che un non-partito “giallo” con idee molto simili (almeno finché rimasero sulla carta) fosse già nato qualche anno fa: anti ideologico, ultra meritocratico, gonfio di rancore verso la sinistra, in particolare quella estremista del subcomandante Gargamella… non ricordo bene che fine ha fatto… Ah già! Talmente razionalista da diventare irrazionale, ad oggi governa con (per) la Lega!

    Spero che questo nuovo esperimento vada meglio. La minaccia Marxista si fa ogni giorno più concreta…

    Cordialità,

    Novat

  • mi manca il punto per cui quelli

    “Razionalisti
    Laici
    Inclusivi
    Meritocratici
    Europeisti”

    dovrebbero essere di sinistra.
    io sono grossolanamente da quelle parti, con qualche ovvio minimo aggiustamento (come anche ampliato nei paragrafi successivi) necessario a dare contesto ad un semplice elenco di aggettivi, eppure sono di “destra”.

    quello che eccepivo nel commento alla “prima puntata” era proprio un uso un po’ disinvolto dei concetti.
    allora nel 2018 non credo possiamo ancora metterci a discutere sull’essere “democratici, riformisti, buoni”.
    c’è qualcuno che vuole davvero fare il partito dei “cattivi”?
    oggi come oggi alcuni dei paesi più “socialisti” del mondo sono governati da anni da partiti di “destra”.
    uno degli errori che la “sinistra” italiana ha fatto, a partire dal ’48, è stato arrogarsi una serie di caratteristiche più o meno universali (circa come queste) ed infilarle in una scatola con altre cose del tutto discutibili.
    dopodichè ha cominciato a dare del “FASCISTA!” a chiunque non prendesse la scatola intera.

    dire che quelli europeisti sono quelli di sinistra, scusa, ma come?
    Einaudi, il prototipo dell’europeista, era un liberale.
    Helmut Kohl era segretario della CDU.
    Mitterrand era un socialista, ma alla francese, per cui prima la repubblica e poi il resto.

    i laici sono di sinistra?
    ah sì?
    perchè mi pare che l’ultimo segretario eletto del principale partito della “sinistra” italiana fosse un boyscout dell’agesci.

    ecc…

    • Caro Urano, facciamo a capirci. Ho speso un post per evitare di parlare di “sinistra” e tu esordisci “perché mai costoro dovrebbero essere di sinistra?” Non lo so, dimmelo tu… Io non parlo di sinistra…

  • Gaspero Domenichini

    Invece io capisco molto Urano, per cui ribadisco il “facciamo a capirci”.
    Cioè: sono davvero sicuro della buona fede di Claudio, ma (come lui ben sa) certe parole non sono solo “convenzioni”. E poiché credo che questo punto sembri banale ed inutile, ma che invece sia quasi cruciale per fondare le basi di una ricerca comune, racconto qualcosa di me. Spero di non essere franiteso.

    Non credo di essere mai stato “di destra”, ma sono sicuramente stato a lungo “anticomunista”, fin da quando a scuola c’erano quelli che si consideravano rivoluzionari e portatori di idee nuove.
    Salvo poi vedere quella che, scendendo dalla Mercedes con cui veniva a scuola, ci levava un cartellone con su scritto “Abbasso i padroni”, ed altre amenità simili.
    Sono quindi diventato “anticomunista” perché il pensiero (sbagliato) dominante di allora (e quindi quello da contrastare) era di sinistra. Gli unici tre pendolari della classe (cioè quelli che abitavano a 15 km dalla città e si servivano dei mezzi pubblici) erano gli unici tre ragazzi che non facevano parte dei gruppi che si consideravano a destra o a sinistra …
    Io ero coscientissimo di non avere una maturità politica, a differenza di quello che dicevano gli altri ragazzi “impegnati”, ma alla prova di qualunque discorso che facevano, li trovavo assolutamente privi di idee proprie e fondate.

    Qui su Hic Rhodus mi sono sempre sentito “ospite” (vi ringrazio di avermi accolto, anche se spesso sono stato “dissenziente”, ma mi sento sempre fuori casa; ma se mi si chiede di partecipare mettendo in comune le mie esperienze e le mie interpretazioni (da cui derivano moltissime delle mie idee), lo vorrei fare

    Qui su Hic Rhodus mi sono sempre sentito “ospite”; ma se mi si chiede di partecipare mettendo in comune le mie esperienze e le mie interpretazioni (da cui derivano moltissime delle mie idee), lo vorrei fare “alla pari”, e questa idea che
    «“Qui siamo di sinistra” (anche se ora non vuol dire più nulla), ma non abbiamo problemi a chiamarci “gialli”. Noi siamo quelli razionalisti, meritocratici, europeisti o inclusivi, quelli, in una parola, “buoni”.»
    non mi aiuta certamente a sentirmi “a casa”. Anzi: mi sembra che mi si voglia far accettare che è la sinistra il posto dove “per natura” ci sono le tensioni positive, anche se si sono via via inquinate.

    Provo a spiegarmi meglio con una specie di “proposta” (che è solo provocatoria, ma che penso possa aiutare a capire lo stato d’animo di cui parlo).

    «Vuoi davvero rifondare (o fondare) un gruppo di persone che partano da esperienze diverse, ma animate da una ricerca del Bene e decisamente inclusive (almeno per le idee positive)? Allora conviene partire dall’inizio, e non dalle situazioni già inquinate.
    Quindi partiamo dal cristianesimo cattolico (da cui è derivata la maggior parte delle idee (buone) del comunismo e del socialismo), riconosciamo i suoi valori, e cerchiamo questo “Bene”. Ovviamente non abbiamo preclusioni né verso chi vuol far parte del gruppo, né per il nome: invece che Cattolici, possiamo chiamarci “arancioni” (sono abbastanza simili ai gialli …, solo un po’ più caldi), o “tricchetracchisti” …, come volete voi.
    Ovviamente noi
    – siamo razionali,
    – abbiamo “fede” (come dire: fiducia di riuscire a costruire insieme),
    – siamo inclusivi,
    – siamo meritocratici,
    – siamo europeisti,
    – siamo universali (che significa che non ci fermiamo all’Europa, ma che vogliamo arrivare ad una unità politica globale …, come dire “cattolici”, ma ovviamente non lo diciamo).
    »

    A questo punto prova a pensare se ti piacerebbe far parte di questa realtà, che cosa “senti”, e se trovi che possa essere analoga a quella proposta in questo post.
    Chiaramente io intendo leggere e confrontarmi con tutti voi, ma il sentimento, per ora, è ancora quello di “ospite”, cioè mi sento in un ambiente che È di sinistra, e, checché se ne dica, per cambiarlo non basta che si elimini questa parola dalle discussioni.

    Per favore non collegate troppo quello che ho detto finora col proseguo, perché con quanto sopra spero sarete tutti d’accordo, mentre penso che pochissimi lo saranno con quanto sotto…)

    Ultima cosa: non condivido pienamente il “laici”: ovviamente non si possono fare discriminazioni religiose, ma spesso le nostre convinzioni e le leggi che vorremmo non seguono solo dalla ragione, ma anche da quello che “ci pare ovvio” … Non è sufficiente che ci paia ovvia una cosa, per volerla attuare, ma come guida per le nostre scelte non è nemmeno del tutto da scartare; così è per una cultura di fede. Ma se ne parlerà eventualmente più avanti, per ora cerchiamo di costruire qualcosa di “vero”.

    • Risponderò a entrambi appena possibile. Purtroppo non immediatamente

    • sipperò Gaspero, ti ringrazio di aver dato un po’ di corpo alla mia obiezione facendo notare che ci sono alcune incongruenze, ma se poi me la butti sul cristianesimo cattolico…
      eddaje.
      vuoi costruire qualcosa di “vero” e parti dalla religione?
      mi spiace Gaspero, la pace di Vestfalia l’amo fatta 400 anni fa.
      a questo punto direi che si è ben stabilito che la legge morale è dentro di me.

      no, davvero, mi spiace molto, ma no.
      la tua “fede” è cosa nobilissima ma riguarda te e te soltanto e non può, non deve, non sarà argomento politico.

      la mia obiezione riguardava proprio il fatto che ci sono aspetti che ormai DEVONO essere considerati universali, tra cui senza dubbio alcuno c’è la laicità dello stato.
      e questo è vero (DEVE ESSERE VERO) sia per chi si dice(va) di sinistra sia per chi si dice(va) di destra.
      allo stesso modo non avrebbe alcun senso per chi si professi di destra mettersi a discutere dell’accesso universale ad un’istruzione pubblica.
      o a una sanità pubblica di base.
      o ad un sistema pubblico di previdenza di base.
      la base sociale(ista) della cultura europea non può essere costantemente in discussione, ed è importante capire che non lo è.
      nessun liberale europeo è, nè sarà mai, “contro” questi aspetti.
      ed il punto è che la tristissima “sinistra” italiana continua a far battaglie per cose che non sono in pericolo, con l’esatto risultato di rendere gli argomenti come il matrimoni omosessuale oggetto di bandiere politiche e ritrovarsi uno come Fontana al ministero.
      rendiamoci conto che in Olanda, paese fortemente socialista, governa il VVD (di centro destra) dal 2010 e non mi pare che abbiano smantellato le pensioni o gli ospedali pubblici.
      in danimarca, paese fortemente socialista, governa in diverse ondate Venstre (che nonostante la simpatica idea di chiamarsi “sinistra” è un partito di centro-destra) da un decennio, e non mi pare abbiano dichiarato guerra all’Unione Europea.
      in norvegia, c’è qualcuno di più socialista?, la Solberg s’è appena beccata il secondo mandato di un partito conservatore per la prima volta nella storia del paese, e se sei gay non alzano un sopracciglio.
      in svezia, sì, ci sono quelli di centro sinistra, ma fino al 2010 c’era il centro-destra e le mamme potevano sempre prendersi la maternità…

      quindi direi che non si può fare ancora politica identitaria su cose che sono ormai assodate, appunto, dal 1648.
      puntiamo su altro, “facciamo a capirci” su quali siano i limiti, e le caratteristiche di queste cose e di cosa vogliamo creare per il futuro…

      o no?

  • Gaspero Domenichini

    Avevo ben presente che l’ultima cosa che ho scritto non avrebbe trovato (subito) sostenitori, e l’ho anche scritto. Per cui mi riservo EVENTUALMENTE di discuterne molto più in là.
    Quanto ho scritto sopra era dedicato interamente a cercare di far presente uno stato d’animo,però non descrivendolo a parole, ma con un esempio personale, in modo che uno possa “sentire direttamente” quello che intendo.
    Non ho assolutamente idea di invitarvi tutti a partire dal cattolicesimo, anche perché sarebbe un tentativo di fare quello che sto dicendo che non va bene.
    Spero di essere stato chiaro.

    Quanto poi dare per assodato qualcosa, questo rischia di impedirne una evoluzione.
    Cioè, per esempio: cercare di capire i vantaggi di una scuola privata (“di eccellenza”, non per passare chi non merita niente) rispetto ad una pubblica, anche se si spera che non eliminerà né ridurrà la possibilità di accesso alla scuola pubblica, potrebbe portare dei vantaggi alla società, magari con l’opzione che vengano incentivate le scuole private, ma solo quelle di eccellenza, e che chi acquisisce il diritto a parteciparvi solo perché paga, paghi anche una quota per chi è meritevole e che ci parteciperebbe senza pagare nulla.
    Quindi nella mia idea si può discutere di TUTTO, ma se si fa:
    – per cercare ciò che è utile alla società;
    – essendo sicuri che le idee dell’altro (che magari a me sembrano assolutamente assurde) hanno anche aspetti positivi;
    – seguendo delle priorità.
    In questa ottica poi si potrà anche parlare “dell’aspetto della fede”, ma ora è assolutamente prematuro.

    Nel pensare a come collaborare, io ho in mente l’Assemblea Costituente che da una specie di “compromesso” fra gruppi che si dichiaravano decisamente diversi, probabilmente con un coinvolgimento emotivo enorme, ma in un ambiente decisamente “non di parte” (ancorché i “cristiano-democratici” fossero in netta maggioranza relativa), cercarono più di portare il buono delle proprie idee, piuttosto che di stroncare le istanze degli avversari politici; e alla fine hanno prodotto una delle più belle Costituzioni al mondo (così mi si dice).

    “Inclusivo” vuol dire tante cose, e secondo me (e qui rischio ancora di non trovare nessuno che concorda) quando uno pensa di essere decisamente inclusivo, senza aver bisogno di ricercare perché “NON LO È FINO IN FONDO”, significa che non lo è.

  • Claudio Antonelli (Montréal)

    Una certa logica vorrebbe che per identificare i tratti fondamentali che distinguono la destra e la sinistra si partisse da quanto è già stato scritto al riguardo dagli studiosi: Bobbio, Prezzolini… e anche da qualche autore straniero. Poi il partecipante al Blog potrebbe dire qualcosa di suo, criticando ad esempio quanto è stato detto prima di lui da questi studiosi. Facendo anche valere l’evoluzione politica di questi ultimi tempi, la quale ha alterato in una certa misura i termini tradizionali: dall’esaltazione del “popolo”, di “Avanti popolo!…”, si è passati all’esecrazione rivolta al populismo di oggi; dal sostegno dato da molti progressisti di ieri al muro antifascista di Berlino, e alla non denuncia della cortina di ferro, si è passati all’avversione verso ogni tipo di muro. Si potrebbe anche cercare di mostrare, intervenendo nel Blog, che i tratti caratteristi degli uomini di destra e di sinistra non sono attraverso il mondo gli stessi ; ad esempio qui in Québec tra i discendenti dei francesi, che siano questi di destra o di sinistra, il patriottismo – verso la nazione quebecchese – è quasi sempre ben visto. Del resto in tutto il Canada il patriottismo è un valore apprezzato.
    Un altro esempio indicante che non è vero che “tutto il mondo è paese”, almeno per quanto riguarda la definizione di “destra” e di “sinistra” ci è dato da Cuba, dove fino a non molto fa chi illegalmente allevava una mucca era passibile di una dura pena di prigione perché nemico del popolo e sabotatore della rivoluzione; un uomo di destra insomma. Attualmente, i militari al potere, pur essendo la quintessenza della sinistra rivoluzionaria, detengono gran parte del potere economico dell’isola, sono insomma dei capitalisti. E dire che l’uguaglianza è uno dei valori portanti della sinistra.
    Come vediamo, i termini destra e sinistra possono avere caratteri diversi attraverso i vari paesi e in tempi diversi. Negli USA la destra è contraria alla “positive action” perché – la destra sostiene – questa viola la meritocrazia. Quelli di sinistra sono invece favorevoli alla “positive action” perché – a loro volta sostengono – questo trattamento di favore per i neri cerca di far scacco, in nome di un’autentica meritocrazia riparatrice, al censo e al potere delle classi privilegiate che hanno favorito per secoli i propri e continuano a farlo.
    Secondo questo metodo argomentativo che definirei pragmatico, il quale parte innanzitutto da quanto è stato già detto e scritto al riguardo da altri, metodo che è molto diffuso nei paesi anglosassoni ma poco in Italia, dove invece prospera il protagonismo, con un po’ anche di esibizionismo, solo alla fine il partecipante parlerebbe di sé, dicendo: io sono di sinistra e sono favorevole – faccio un esempio – alla meritocrazia, sottintendendo quindi: essere di sinistra puo’ voler dire che si è favorevoli alla meritocrazia, come è il mio caso. Ma mai ci si ergerebbe a metro di misura delle cose.
    Perché un altro, altrimenti, potrebbe dire: io sono di destra, ma sono favorevole allo ius soli perché sono contrario alla legge del sangue. E potrebbe continuare: proprio perché contrario all’identità basata sul sangue, io condanno il razzismo qualunque forma esso assuma: che sia il razzismo che tanti Rom dimostrano verso il resto della società, che disprezzano perché composta da gente che è di razza diversa e che stupidamente lavora, o che sia il razzismo consacrato da certe religioni che pongono al centro del proprio culto, dei propri miti, delle proprie preghiere e dei propri riti un popolo, perché in possesso di un sangue speciale, all’esclusione di tutti gli altri… Ma neanche lui potrebbe dire: essere di destra vuol dire essere contro il razzismo.
    In Italia c’è la tendenza invece a un certo protagonismo (basti vedere i Talk show): padrone del discorso è chi parla…
    Bisognerebbe invece andar cauti nel proporre le nostre sensibilità come metro indiscusso per stabilire i contorni delle categorie sinistra e destra.

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