L’eterogenesi dei fini che affossa l’Europa

Mentre leggo gli infiniti commenti al referendum greco sbircio distrattamente le bacheche Facebook di amici intelligenti che inneggiano al coraggioso popolo greco che si è battuto contro lo strapotere di un’Europa arida e cinica. Idem la time line di Twitter, parimenti molti commenti sui quotidiani on line. Una narrazione – che non so se prevalente o solo maggiormente vociante – rappresenta il disastro greco come il piccolo ribelle coraggioso che ha sfidato il Moloch alieno. Lo stesso referendum che, come abbiamo raccontato, rischia di travolgere i greci, viene letto come un ricorso al popolo necessario, giusto, un recupero di sovranità sottratta per troppo tempo ai greci. E agli italiani, e ai popoli europei tutti. Viva i popoli ribelli che spezzano le catene dell’Europa della finanza famelica, della Troika, di Bilderberg e della Merkel, incarnazione umana del Male.

Sono piuttosto affranto, perché le molte giuste ragioni di insofferenza verso questa Europa sono spesso rivestite di meschinerie, ignoranze, egoismi, mancanza di strategie, e in questo modo anziché risolverli i problemi verranno aggravati in grovigli sempre più inestricabili. Siamo tutti su un aereo in volo con un’assemblea perenne in cabina di pilotaggio sulla rotta da intraprendere mentre i passeggeri sono colti da una varietà di sindromi bipolari. E non ci sono abbastanza paracadute per tutti… Chi ci segue da tempo sa benissimo che HR è un blog europeista, che abbiamo spiegato più volte che l’uscita dall’Euro in forme non controllate e consapevoli porta al disastro, che le “uscite” sono comunque costose (lo abbiamo visto nel caso di un’economia forte come quella britannica) e che nel caso attuale della Grecia molte colpe sono greche, dei governi greci degli ultimi due decenni. Ciò non di meno cerchiamo di essere realistici e non ideologici; l’Europa non è un’ideologia, era un’idea ed è diventata un’altra cosa, e quindi è giusto criticare e cercare soluzioni se si capisce che occorre partire dai vincoli.

Possiamo anche lamentarci di essere stati imbrogliati, che noi questa cosa dei vincoli non la sapevamo, che credevamo di fare una semplice scampagnata fra amici, ma occorrerà prima o poi crescere e fare un esame di realtà che porti a capire che:

  • esistono trattati sottoscritti dall’Italia; qualunque cosa vi dicano i detrattori dell’Europa dal pensiero veloce i trattati sottoscritti si possono rigettare unilateralmente solo pagandone dei prezzi altissimi non solo in termini simbolici (disprezzo internazionale, isolamento) ma anche economici e quindi sociali;
  • sì, la finanza globale è una specie di Moloch demoniaco che ci opprime, ma non c’è nessun rifugio segreto fra le Alpi svizzere dove il signor Moloch, semmai accarezzando un gatto persiano bianco, manovra le sorti dei popoli europei utilizzando i burocrati di Bruxelles come marionette; i satanici finanzieri globali gestiscono fondi di ricchi magnati, di banchieri obesi, di potenti oscuri come di impiegati, contadini e operai che hanno aderito a proposte ritenute vantaggiose per i propri risparmiucci senza immaginarne le ricadute globali (per fare un esempio, è di questi giorni la notizia dei tentativi delle autorità cinesi di arginare il crollo delle borse di Shanghai e Shenzhen che travolgerebbe 90 milioni di cittadini cinesi di ceto sociale basso e medio basso che hanno investito – inconsapevoli – nella bolla speculativa cinese);
  • è vero, il progetto politico europeo è diventato un castello di assurda burocrazia, di regolamentazioni incomprensibili, di trattati sottoscritti contro il parere dei cittadini (come il TTIP) ma tutti e ciascuno di questi atti è stato fatto in presenza di un’Assemblea che ha deciso, deliberato, concesso; dov’erano i parlamentari italiani? Parcheggiati a Strasburgo in attesa di un più interessante scranno italiano (questa è sempre stata una piaga italiana)? Dov’erano i nostri burocrati? Decimati dalla più arrembante presenza di quadri burocratici di altri Paesi più attenti a mettere propri responsabili nelle stanze dei bottoni? Dov’era la socialdemocrazia europea, nella quale il PD si è deciso ad entrare solo un anno fa? L’involuzione europea non sarà una responsabilità di chi l’ha lasciata involvere?

C’è poi la questione della sovranità nazionale limitata dall’Europa cattiva, che per me è la più incomprensibile delle critiche. Mi pare pleonastico affermare che ogni trattato, contratto, regolamento limita la libertà di qualcuno in favore di un qualche beneficio. Vorrei tanto passare a tutta birra col semaforo rosso ma, facendolo, rischio di schiantarmi (e di ammazzare qualcuno), quindi accetto di limitare la mia libertà confidando che tutti facciano lo stesso (e che mentre passo tranquillamente col verde un contestatore del sistema non mi travolga passando col rosso). Vorrei tanto buttare i residui di cibo fuori dalla finestra e vederli galleggiare allegramente nella piscina del condomino del piano di sotto, ma vorrei ugualmente che il condomino del piano di sopra la smettesse di giocare a bocce alle 3 del mattino; per tutto questo ciascuno limita un pochino le proprie libertà e si pattuisce un regolamento condiviso: io rinuncerò a malincuore a gettare cibo di sotto e quello di sopra smetterà di giocare a bocce dopo le ore 20.00. Tutte le regole internazionali funzionano in questo modo: si è sempre pensato che per stare assieme si dovesse consegnare una parte di sovranità a un organismo di livello superiore, che avrebbe agita la sua sovranità in nome e per conto degli interessi comuni, non più di quelli di un singolo Paese. E i difensori della sovranità dei popoli non percepiscono la propria contraddizione nel difendere i diritti di una frazione di tale popolo (quello locale di un Paese o di una sua parte) contro quelli dell’intero popolo europeo (e anche della sterilità dei piccoli nazionalismi e localismi abbiamo già trattato). Se ora mi venite a dire che i popoli europei non sono affatto un unico popolo, oltre che rimandarvi al precedente paragrafo sui vincoli (vale a dire: cosa abbiamo fatto e non fatto in questi 30 anni per non riuscire a sentirci un po’ più europei?) non posso che fare una digressione politico-antropologica.

La scommessa originaria dell’Europa riguardava un percorso di unificazione politica e culturale. Si scommetteva sul fatto che il rigore dei tedeschi, la creatività degli italiani, la concretezza degli olandesi e la gioia di vivere spagnola contribuissero a costituire un mix vincente. Ma la genetica segue percorsi strani e hanno vinto invece la rigidità tedesca, l’ipocrisia italiana, la sospettosità olandese e la frivolezza spagnola. Chi credeva che un’Unione monetaria sarebbe stata inevitabilmente prodromica a quella politica e quindi culturale non deve mai avere sostenuto un esame di sociologia o antropologia culturale. Anche se l’Eurobarometro si sforza di dire che la fiducia nell’Unione aumenta l’impressione è che non basti un modesto terzo di intervistati a reggere la fiaccola dell’europeismo. Anche perché stanno succedendo molte cose drammatiche tutte assieme: la crisi Ucraina non è per nulla conclusa e la Russia è un pericoloso vicino; il problema dell’immigrazione ha mostrato senza ombra di dubbio (perlomeno a noi italiani) che non esiste alcuna solidarietà europea e che perdura la logica del “ciascuno si arrangi”; adesso la vicenda greca – questo penso e temo – mette una pietra tombale alla residua credibilità che le istituzioni europee potevano avere.

Perché qualunque cosa succeda ora è chiaro che da un lato l’Europa sa solo alzare ottusamente la voce ma, dall’altro lato, qualunque populismo al potere può rispondere picche e gettarsi nel baratro. Se la Grecia non vuole pagare i debiti, continua a mantenere sistemi pensionistici insostenibili e manda ministri di nessuna credibilità a prendere per il culo i partner europei, mi spiegate perché dobbiamo pagarli noi, i nostri stupidi debiti, perché in pensione ci andiamo a 67 anni, perché dobbiamo sopportare il formaggio fatto col latte in polvere, perché ci dobbiamo tenere gli immigrati e tutto il resto? La crisi greca e il referendum questo rappresentano: il VaffaDay dei greci. La tentazione di farlo anche noi italiani sarà forte, anche perché abbiamo già i nostri bravi politici che si travestono da Tsipras de noantri. Ci si può ribellare alla perfida Europa; possiamo fare un dispetto alla Merkel; facciamo un bel VaffaDay anche noi.

In conclusione vorrei farvi capire che sono molto stanco davvero di questa Europa. Ho un’età per la quale l’Europa l’ho vista nascere e crescere e ricordo i perché, ricordo i motivi, i sogni, le ambizioni dell’Europa. Non credo, sinceramente, che questa Europa mi rappresenti. Continuo a sentirmi europeo; sono europeista; ma non mi sento a mio agio in questa Europa. Ciò premesso anch’io sono su quell’aereo di cui parlavo prima. Guardo dal finestrino là sotto: la minaccia russa, quella turca, l’Isis che avanza, l’Africa diventata un luogo impraticabile, il Medio Oriente collassato, la Cina arrembante… Mi chiedo dove possa andare da solo. Con quale economia, con quale diplomazia io da solo possa affrontare le sfide gigantesche che abbiamo davanti. Era per questa impotenza che ero salito sull’aereo europeo, confidando in una forte economia, in una forte diplomazia, in un terzo polo mondiale oltre all’America e alla Cina. Mi guardo intorno e vedo danesi incattiviti, bulgari nazisti, inglesi isolazionisti, francesi isterici… i greci hanno fatto capannello in coda e cercano di forzare il portellone per lanciarsi, ma senza paracadute dove credono di andare?

In cabina, intanto, l’assemblea permanente dei piloti ha deciso che i finestrini dovranno restare chiusi dalle 23,32 alle 06,43. Sanzioni per i trasgressori.

aereo_taiwan_fi

One comment

  • Si sta verificando un processo a dir poco naturale di europeizzazione: mai, a mia memoria, sono sembrate così tanto importanti a tutti le elezioni delle ultime europee. Mai si è chiesto all’UE una risposta alle crescenti sfide come in questo periodo.
    Le crisi che stanno picchiando sull’UE in questo periodo ne mettono a nudo i difetti, ma è dalle crisi peggiori che sono usciti gli stati migliori.
    Quello che oggi appare come una burocrazia sta per mutare o deflagrare, comunque vada a finire lo status Quo non (ci) basta più.

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