Razionalità vs. irrazionalità. O rigidità vs. flessibilità?

Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia. (William Shakespeare, Amleto)

Un cortese lettore mi critica in maniera piuttosto secca perché peroro una causa razionalista ignorando la pluralità dei mondi, eventi, regole possibili, se solo si avesse una mente più aperta. Questo il suo commento al mio articolo sui Maiali che volano:

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In realtà le cose sono più complesse, a partire dal fatto che il mio era un articolo sulle fallacie logiche, e non sull’esasperazione del razionalismo contro la possibilità di verità alternative. Anche la credenza degli alieni, il complottismo e altre questioni da me trattate in quel testo venivano menzionate in quanto sostenute, generalmente, da fallacie. Come, del resto, la credenza in dio quando viene banalmente “spiegata”, come qualunque credenza ideologica, come qualunque pretesa di “verità” e, infine, come qualunque sterile ancoramento al pensiero cartesiano (questa piccola serie di link a vecchi articoli è un invito alla lettura sulle mie posizioni relativiste).

Con questa premessa mi preme approfondire il tema accogliendo la provocazione del lettore Daniele. Io credo fermamente che il mondo sia enormemente più complesso di quanto ci appaia; non solo una complessità sociale (sulla quale ho dedicato innumerevoli post fra i quali questo) ma anche scientifico-tecnologica. Viviamo in un’epoca dove enormi quantità di informazioni sono trattate per profilarci come consumatori ma dove, nel contempo, come cittadini abbiamo sempre meno capacità di padroneggiare, o almeno comprendere, l’orizzonte storico in cui siamo situati. Sappiamo che molto è possibile, ma non sappiamo esattamente cosa e come; sappiamo che ci sono forze economiche e sociali negative, e alcune crediamo di identificarle; conosciamo alcune verità ma leggiamo continuamente il loro opposto; il mondo è esploso nella globalizzazione, nella Rete, nel caos degli eventi dei quali cogliamo per lo più elementi superficiali per come comunicati dai mass media e per come rimbalzati fra i social, e qui, come spiegavo nei Maiali che volano, si cela il primo vulnus: tutto quello che circola potrebbe essere falso, ma andare a discernere di volta in volta, controllare fonti e ricalcolare dati richiede uno sforzo e un impiego di tempo considerevole.

Il punto è quindi questo: in un mondo confuso e incerto, ignoto eppure ricco di possibilità come di insidie, a cosa credere? A quello che ci pare, a quello che ci piace, a quello che ci suggestiona? È una risposta, ovviamente. Oppure a quello che mostra un senso logico, che è provato, quanto meno ben argomentato? Ognuno faccia come creda, ma voglio mostrare alcune conseguenze delle due diverse possibilità.

La credenza cieca, l’affascinazione verso ipotesi alternative plausibili ma non dimostrate, porta inevitabilmente alla contrapposizione assoluta: da “io credo” si passa a “io so”, e quindi a “tu non vali”. Gli esempi storici si sprecano in particolare in campo religioso e politico, ma anche su più circoscritti campi sociali quotidiani come quello dei vaccini. Osserviamolo più da vicino: è noto che il movimento antivaccinista nasce da un falso accertato, quello architettato da Wakefield (e altri) nel 1998 che, sulla rivista Lancet, “dimostrò” la correlazione fra vaccino trivalente e autismo (fonte). Wakefield confessò e ritrattò, fu radiato, la rivista Lancet ritirò l’articolo, migliaia di studi e di medici seri hanno sostenuto trattarsi di un falso, eppure ormai il danno era fatto. Sembra che masse di adulti non aspettassero che il pretesto per opporsi a una prevenzione che – dati alla mano – ha salvato milioni di vite (dati e discussione su HR). Qualunque medico è in grado di dirti che ovviamente c’è un remoto e minimo margine di rischio nell’inocularsi dei virus, tant’è vero che spesso i bimbi vaccinati mostrano un po’ di febbre… ma i non pochi casi di morte infantile che spesso la stampa segnala, a causa della mancata vaccinazione, mi sembrano una certezza molto più tangibile.

Come ha scritto recentemente Ottonieri purtroppo l’uso di una guida razionale alle nostre scelte appare forse troppo banale, mainstream, omologata, e l’idea antiscientifica, per quel suo essere “anti”, attrae come alternativa, non soggetta a poteri forti (nel caso dei vaccini le multinazionali dei farmaci), indipendente; essere indipendenti, contro il sistema che ci vuole servi, è indubbiamente un bellissimo ideale, finché non rende stupidi. Oggi questa tendenza va dilagando, e ciascuno si sente in diritto di contrapporre una propria opinione (io credo che) a un risultato scientifico acclarato; scambiare le opinioni per competenze e non capirne la differenza rende sovente impossibile il dialogo fra veri credenti di qualunque cosa e argomentatori, scettici, razionalisti non disponibili a bere qualunque panzana.

La sfida reale riguarda la potenziale flessibilità rispetto alle proprie convinzioni. Non si tratta di “credere” ma di cercare di capire con apertura mentale. Il razionalista aperto e flessibile non dirà mai, a sua volta, “questo è vero”; neppure lui è un credente, un fideista che ritiene esserci una verità assoluta. La forma mentis corretta, a mio modesto avviso, pondera le possibilità rispetto alla validità delle fonti e sa sospendere il giudizio.

Credi nella presenza degli alieni sulla Terra? Non lo so; credo plausibile che nell’universo esistano altre specie intelligenti ma poco probabile che siano presenti, ora, sul nostro pianeta, ma sarò lieto di ricredermi.

Credi nella parapsicologia? Non certo per come mostrata in romanzi e film; penso che ci siano fenomeni psichici ancora incompresi ma non mi risultano prove chiare, anche se io stesso sono stato protagonista di fenomeni interessanti; resto a guardare con curiosità.

Credi che le torri gemelle siano in realtà state distrutte da un complotto interno? Questa mi sembra pesante da credere per moltissime ragioni, e osservo che per ogni documento che vuole dimostrare il complotto ce ne sono dieci che lo smentiscono. Non posso sapere, e non voglio aderire acriticamente alle teorie di sconosciuti solo perché trovo attraente l’ipotesi del complotto.

Credi che le scie chimiche siano un complotto ordito contro la nostra salute? Veramente difficile da credere, specie se si fa qualche ricerca analizzando le fonti dei complottisti che fanno letteralmente cadere le braccia. Ma non sono competente – come nessuno fra coloro che ne parla – e potrei ricredermi una volta provata la questione.

E così via. La chiave è la capacità di operare una distanza emotiva e un certo relativismo. Senza negare che tutto ciò che sappiamo è una goccia incerta in un mare vasto e misterioso, e che domani potremmo dovere rivoluzionare tutti i nostri paradigmi. Ma non perché qualcuno lo dice su Facebook.

L’antirazionalismo estremo, l’antiscientismo, il complottismo eccetera sono un prodotto della nostra epoca. Le grandi opportunità della Rete, l’espansione esponenziale del sapere, sembrano gridare alle infinite plausibilità delle esperienze. Assieme all’ondata anti-sistema, che sta attraversando il mondo segnalando l’insofferenza di grandi masse di popolazione contro le istituzioni, la politica, l’establishment. Le due cose vanno di pari passo. Siamo stufi del potere, di contare poco, di votare per nulla; è facile traslare dalla casta politica alla super-casta di politici più giornalisti più intellettuali più scienziati più industriali più tutti coloro che non sono, semplicemente, “popolo”. Chi vuole argomentare su basi solide è visto con sospetto dai più, perché oggi la vera e grande omologazione è quella dell’“anti”. Anti TAV, anti nucleare, anti Expo, poi anti vaccini, anti scienza, anti economia, anti Europa, anti governo qualunque esso sia… È quasi più rassicurante, dà identità, mostra una sua eticità. Estremamente più difficile, e scomodo, è discernere: sì alla scienza fino a smentita, sì all’economia se equa, sì all’Europa se più giusta, sì ad alcuni provvedimenti del governo, no ad altri.

Oggi non può esistere il “credere” ma solo lo scetticismo temperato, il disincanto curioso, la mente aperta e flessibile che non si lascia sedurre facilmente.

One comment

  • Direi che il lettore aveva frainteso il senso. Il richiamo a un uso della razionalità (anche di quella scientifica) per cercare di districarsi nel caos non toglie valore ad altre forme di conoscenza (la letteratura, l’etica religiosa per chi ce l’ha). Anche l’autore stesso nel suo “relativismo di certezze” fa scelte morali, riconosce passi avanti sociali sulla base di un’etica, in parte, condivisa con chi la ricava dalla trascendenza. Per quanto riguarda la scienza la pretesa positivista ormai è ben distante, mi parrebbe, sostituita da un prudente “allo stato attuale delle conoscenze” e dalla percezione dei limiti dello studio di sistemi complessi. Anche se alcune costruzioni articolate (teorie evoluzionistiche, alcuni ambiti delle scienze dure, etc.) si sostengono così bene che saranno eventualmente affinate. E nelle scienze umane più che i risultati, riproducibili con difficoltà, mi pare che si ricerchi spt un metodo più indipendente possibile dall’influenza del caos. Almeno mi parrebbe…
    Saluti

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