Il redde rationem della politica tradizionale

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La vicenda del sindaco di Roma Marino, oltre a quanto già scritto qui da Ottonieri mi fornisce una suggestione ulteriore che riguarda lo stato di salute generale della politica italiana e del popolo che da quella politica si fa rappresentare. Ho l’impressione che dopo tante, troppe disillusioni, la vicenda di Marino rappresenti un giro di boa, un punto di non ritorno che va molto al di là della vicenda specifica, come mi pare dimostrato dalla straordinaria mobilitazione della Rete che riguarda cittadini italiani, non semplicemente romani, che si interrogano su quello che appare un intrigo di Palazzo, l’espulsione di un corpo estraneo dalla palude del piccolo cabotaggio lobbistico e affaristico della politica capitolina. Se così fosse non dobbiamo stupirci per l’epilogo del sindaco di Roma ma per l’ottusità diamantina dei politici, quelli del PD in testa (si veda la reazione – evidentemente “ufficiale” – del Presidente Orfini e la caterva di reazioni che ha sviluppato). Ci dovremmo stupire per l’ottusità di Sel che ha un concetto meramente formale e pedante dei valori politici. Ci dovremmo stupire per l’ottusità del M5S che non ha colto – o ha finto di non cogliere – come Marino incarnasse molti dei loro strombazzati (e fumosi) valori civili.

Partiamo da Marino: arrogante, abbastanza sciocco, certamente impolitico e pasticcione ma indiscutibilmente meglio di Alemanno e di molti dei politici che – si vocifera – potrebbero sostituirlo. Marino è oggetto di un bombardamento spietato di critiche da un arco politico che va da CasaPound a SEL passando per Sua Santità Papa Bergoglio e per il partito della Repubblica (e di quei quotidiani che fanno politica anziché informazione). Non può non stupire l’attacco del Papa a Marino, la sua circostanziata sottolineatura di non averlo invitato negli Stati Uniti (dove intanto lui ha incontrato la fondamentalista omofoba Davis); non può non colpire l’affondo sulle spese (quattro soldi) con ristoratore balzato sulle prime pagine dei quotidiani perché ricorda benissimo con chi era e con chi non era a cena Marino quella sera; non può non infastidire notare quali ambienti stiano brindando per la caduta del sindaco, ambienti discutibili, ambienti spesso corrotti e a volte schifosi.

D’altro lato sui social leggo una quantità di commenti pro-Marino o, meglio, anti-sabotatori di Marino, che senza negarne i difetti e le incapacità si concentrano, piuttosto, sull’insopportabilità di questa arroganza affaristica, clericale, particolarista, condita da una politica di infimo livello. E una minoranza di commentatori (minoranza, ma interessante come tipologia; alcuni li trovate alla fine di questo post) indica chiaramente il problema, la contraddizione, l’irrealtà di questa politica.

Questa vicenda a me pare un punto di non ritorno della politica italiana; della vecchia politica, che non è mai approdata ad alcuna vagheggiata “Seconda Repubblica” perché la realtà è che siamo rimasti intrappolati nelle paludi della Prima; che non ha visto nessun rinnovamento perché il berlusconismo ha rappresentato l’apoteosi del trasformismo e del consociativismo italico, perché il grillismo rappresenta il tramonto qualunquista della politica, perché il renzismo è solo un piccolo cabotaggio inceppato in meccanismi arrugginiti. La politica si è nascosta in questi tre fenomeni senza rinnovarsi e le colpe della sinistra (qualunque cosa voi chiamiate ‘sinistra’) sono eclatanti. Inseguire Berlusconi coi processi e la demagogia, accettare il mortificante linguaggio grillino (indimenticabile lo streaming con Bersani incaricato di formare il governo), spappolare ogni ipotesi riformista di Renzi in punta di ideologia e soprattutto perdere le periferie (il PD non controlla né De Luca, né Emiliano, né Crocetta, né pressoché qualunque altro burbante protagonista locale che ha semplicemente utilizzato il brand PD), ecco, tutto questo credo sia arrivato al redde rationem.

Sta succedendo, a mio avviso, qualcosa di analogo a ciò che ho descritto a proposito della Chiesa tradizionale: in quel caso, scrivevo, l’impossibilità di cambiare sui temi etici (per la chiesa comporterebbe la negazione di se stessa) porta ad un allontanamento irreversibile dalla società che sta correndo verso orizzonti più inclusivi e differenziati. Per la politica italiana accade in questo preciso momento qualcosa di simile. La politica si è camuffata, dopo Tangentopoli, ma non è cambiata: ha imboccato la strada del consociativismo in cui ha intrappolato anche il sindacato, ha trovato l’alibi berlusconiano consentendo un’esondazione della Magistratura, ha trovato nuove strade per lo sviluppo di clientele e di affari poco limpidi ma tutto questo è semplicemente un involgarimento, un decadimento, un imbarbarimento di modelli politici che già dominavano prima di Mani Pulite. E in questo involgarimento e imbarbarimento c’è anche il popolo italiano che da un lato è culturalmente avanti (per esempio sui diritti civili e sulla morale familiare) ma per il resto appare prigioniero esso stesso di questo modello opportunistico. Siamo rimasti dov’eravamo, salvo peggiorare. Altro che Seconda Repubblica!

Uno degli insegnamenti che ci vengono da Roma è che Marino è stato cacciato, indubbiamente, dalla convergenza di vecchia politica e vecchi poteri, assieme però a quella parte di cittadini che in quella palude ha vissuto alla grande, fra piccoli abusi e lamentele rituali, presunzione egocentrica e delega distratta, qualunquismo strutturale e opportunismo congenito, come ha ottimamente rappresentato Mattia Feltri e come già descritto da Ottonieri. Questo concentrato di interessi perversi e di bassissima lega opera a tutti i livelli nella società italiana. C’è – così io credo e spero – una parte di italiani che viaggia, conosce, capisce, riflette, ciascuno a modo suo e non senza contraddizioni e che, semplicemente, non ne può più: dei capitani coraggiosi, dei grandi manager di stato super pagati, dei partiti senza idee, dei sindacati che rappresentano solo loro stessi, delle Regioni sprecone, della politica che decide perfino gli uscieri del più piccolo ospedale di provincia, della ricerca non finanziata, della scuola allo sfascio eccetera eccetera eccetera… Ma questo popolo insofferente e indignato non ha più rappresentanza.

Questa crescente insofferenza non ha rappresentanza: non è certamente rappresentata dalla sinistra radicale parolaia e ideologica né da quel che resta dagli altri maggiori partiti. Restano i populismi, quello di Salvini e quello dei grillini, che attraggono per la loro martellante propaganda anti-sistema. Fra un po’ rischiamo di essere tutti anti-sistema, anti questo sistema, e fra populismo solo apparentemente innovativo e vecchi apparati ormai impresentabili non appare una nuova proposta, un nuovo leader, un nuovo orizzonte, dove ‘nuovo’ significa onesto e razionale, autorevole e indipendente, riformista e capace di attrarre tanto popolo declinante. Il redde rationem della politica italiana rischia fortemente di essere il redde rationem del Paese, incapace da decenni di darsi una classe dirigente capace. Lo vediamo nella vicenda Marino: il suo cadavere politico è ancora caldo e già il toto-nomi è partito: una rassegna di nomi da film horror che rappresenta quanto di più stantìo ci viene propinato al desco politico.

Ora la domanda finale è: dove dobbiamo volgere lo sguardo della nostra esasperazione evitando di diventare populisti?

Opinionisti pro Marino:

Il particolarismo italiano e l’incapacità di uscire dall’indignazione sterile su Hic Rhodus:

Il populismo su Hic Rhodus:

One comment

  • E in questo involgarimento e imbarbarimento c’è anche il popolo italiano che da un lato è culturalmente avanti (per esempio sui diritti civili e sulla morale familiare) ma per il resto appare prigioniero esso stesso di questo modello opportunistico. Siamo rimasti dov’eravamo, salvo peggiorare. Altro che Seconda Repubblica!
    ***
    Non sarà che la fuga culturale in avanti del popolo italiano sia causa (oltre che effetto) di questo imbarbarimento e impaludamento? Fin che esisteva una morale civile e familiare (discutibile fin che si vuole, ma solida e capace di rinnovarsi) i fenomeni come Marino sarebbero stati in qualche modo digeriti. Ora che la morale civile e familiare tradizionale si è frantumata (o almeno così pare e così ci viene ripetuto in tutte le salse) siamo capaci (sic!) di questionare all’infinito su bazzeccole insignificanti (i quattro soldi spesi da Marino) mentre il vero problema sta altrove e soprattutto è difficile da individuare. La storia dimostra che quando si perde l’identità (un’identità, qualunque essa sia) fioriscono i particolarismi, soprattutto quelli di bassa lega. A me uno dei problemi sembra sia questo, per decenni si è detto, soprattutto a sinistra, che noi italiani eravamo provinciali e culturalmente non al passo con i tempi. Ora che dovremmo essere, come lei dice, culturalmente avanti, politicamente parlando siamo invece nelle sabbie mobili.

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